L’intervista all’Ex Milan Fulvio Collovati in cui racconta la sua esperienza in rossonero, da Baresi allo scandalo scommesse e retrocessione
Nella sua intervista a ‘La Gazzetta dello Sport’ il difensore ed Ex Milan, Fulvio Collovati racconta di quella che è stata la sua esperienza coi Diavoli.
“[…] Un giorno, il presidente del Cusano, Crippa, mi chiese: “Ti vogliono Milan e Inter, chi scegli?”. Risposi di getto: “Milan!”. Ero tifoso rossonero e Gianni Rivera era il mio idolo. I primi anni al Milan sono stati duri, da Limbiate dovevo prendere tre mezzi per andare ai campi di Linate. Poi mi misero in collegio a Milanello. Vivevamo lì, tutti ragazzi, dividevo la camera con Franco Baresi. La mattina ci portavano a scuola a Milano, in un istituto vicino a corso Como, in Porta Nuova, che non era come è oggi: c’erano le giostre, il luna park”. Inizia così il suo discorso ricordando gli inizi della stagione 1976-1977 dopo il suo trascorso alle giovanili del Milan venendo anche premiato miglior giocatore nonostante le due finali del Torneo di Viareggio perse nel 1976 e nel 1977.
In merito ai suoi allenatori si esprime così dicendo: “Rocco e Bearzot erano duri, ma paterni. Liedholm aveva la fissazione dell’astrologia, diceva che i grandi calciatori dovevano nascere sotto il segno della Bilancia, come lui, e io sono stato attento, ho seguito il suo consiglio” e ancora, in particolare su Nereo Rocco: “Anche il Paron, nei suoi ultimi anni, aveva scelto di stare a Milanello. Cenava con noi e ci diceva: “Mona, me racomando stasera non andate a donne”. […] Rocco veniva da un calcio in cui difensori erano duri, gente tosta come Anquilletti e Rosato, c’era Benetti a centrocampo. La grinta non mi mancava, ma ero un difensore che giocava pulito. Oggi mi viene da ridere quando sento parlare di costruzione dal basso: c’era già all’epoca, con Beckenbauer, Scirea, Franco Baresi. In compenso, Liedholm non voleva che si sprecasse il pallone, mai.”
Ex Milan, Fulvio Collovati: retrocesso ma mai tradito il Diavolo
La retrocessione in Serie B, in seguito allo scandalo scommesse segnò profondamente la stagione del Milan e Collovati la ricorda bene: “Io e Franco Baresi eravamo giovani, non sapevamo nulla, ma qualcosa in campo avevamo capito, c’era gente che si scansava. Restai al Milan in Serie B per riportarlo su e per non perdere la Nazionale per tre volte il sabato giocai con l’Italia nelle qualificazioni al Mondiale ’82 e la domenica pomeriggio nel Milan. Me lo chiese Bearzot e obbedii”.
Il ritorno in Serie A non fu migliore: “Stagione disgraziata. Baresi si ammalò e lì per lì si temette che avesse qualcosa di grave, per fortuna non era così. Ci andò tutto storto e nessuno ci diede una mano. I tifosi erano inferociti, a Como mi presi un cubetto di porfido in testa: sei punti di sutura.”
Da lì in poi tutto cambiò: “Bearzot mi portò in ritiro ad Alassio e una sera mi arrivò una chiamata: “Collovati in cabina telefonica”, gracchiava l’altoparlante nella hall. Risposi e dall’altra parte c’era Sandro Mazzola, dirigente dell’Inter: “Fulvio, te la senti di venire da noi?”. Rimasi di stucco. Io stavo quasi per firmare con la Fiorentina del conte Pontello, che mi offriva un sacco di soldi. Mi cercava anche la Juve. Presi tempo, poi capii che Mazzola aveva l’accordo con Farina”
Nonostante il passaggio all’Inter che gli costò la nomina di “ingrato transfuga” da parte della stampa e l’accusa di tradimento dei tifosi milanisti, Fulvio Collovati prova ancora un grande amore per il Milan.
Ex Milan, Fulvio Collovati si racconta: anni duri ma veri, tra scandali e fedeltà alla maglia
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