🔴⚫ Finale Coppa Italia: da Lisbona a Roma, per amore del Milan. Ma la delusione è stata doppia.
Sono partito da Lisbona con un biglietto aereo e un cuore pieno di speranza. Non per una vacanza, non per un’occasione mondana. Ma per un appuntamento col Milan, con la mia fede. Una finale è una finale. E da tifoso vero, certe partite non si guardano. Si vivono. Da vicino, a voce piena.
In tribuna c’erano amici arrivati da tutta Italia: Modena, Catania, Bergamo, Pescara, Como, chi anche dalla Spagna come Simone, un’altro gran amico della nostra redazione. Tanti cuori rossoneri, uniti da quello che canta il nostro famoso coro: “ci facciamo i chilometri e superiamo gli ostacoli”.
Ecco, sì. Gli ostacoli. Non sono solo metafore.
Delusione sul campo, dolore fuori
Sul campo, la delusione è stata brutale. Un Milan spento, molle, che non ha onorato il suo popolo. Abbiamo cantato, incitato, sperato. Ma la squadra non c’era. E quando perdi così, non fa male solo il risultato. Fa male il rispetto che manca.
Ma il peggio è accaduto fuori. Perché questa doveva essere una festa di sport. E invece, due ragazzi milanisti sono stati aggrediti vigliaccamente, picchiati da gruppi di tifoserie avversarie, nella serata. In un Paese che si riempie la bocca con parole come “sicurezza” e “inclusione”, si può ancora finire in ospedale perché indossi una sciarpa sbagliata.
Gomme squarciate, notti in bilico
E non è tutto. Altri amici, che tornavano verso casa dopo ore di viaggio, hanno trovato i pneumatici della macchina squarciati. Un gesto vile, codardo, che ha rischiato di rovinare molto più di una trasferta. Chi si è salvato, lo deve alla fortuna e alla solidarietà degli altri tifosi. Ma questa non è normalità. Questo non è calcio.
Più di una passione, è identità
Noi del Milan non ci arrendiamo. Non lo facciamo mai. E sì, torneremo. Torneremo a cantare, a crederci, a soffrire. Perché il Milan non è una squadra, è una parte di noi.
Ma meritiamo di più. Dentro e fuori dal campo. Da chi indossa quella maglia e da chi organizza queste partite.
La Coppa l’abbiamo persa due volte. Una sul campo. L’altra, fuori. E fa ancora più male.
Forza Milan, sempre e comunque
Agostino Combatti
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