Ex Milan, Hachim Mastour si racconta durante un’intervista, i temi affrontati sono: le sue esperienze passate e cosa vuole per il suo futuro
C’è chi nasce due volte nella vita, e chi sogna di farlo nel calcio. Hachim Mastour, talento precoce diventato fenomeno globale a soli 14 anni, oggi ha 26 anni e racconta il suo viaggio con una maturità che sorprende tutti.
Ex Milan, Hachim Mastour si racconta durante un’intervista. Ecco le sue dichiarazioni
La prima domanda che gli è stata posta è sullo spot fatto con Neymar. “Lo rifarei mille volte lo spot con Neymar“, dice con il sorriso. “Ho incontrato il mio idolo, è stato un momento bellissimo. All’epoca ero ancora quel ragazzo che sognava a occhi aperti. E lo sono ancora, ma con una testa diversa“.
Il suo volto era ovunque: dribbling spettacolari, palleggi con la pallina da tennis, la celebre ciliegia, gli elogi dei compagni più grandi come Kaká, Robinho, Balotelli. Eppure, quel ragazzo esploso troppo presto è finito lentamente nell’ombra. Mastour ha dichiarato infatti: “Mi sono sentito usato, trattato come una marionetta. Avevo 16 anni e mi sentivo un supereroe, ma il calcio dei grandi è un’altra cosa. Essere catapultati in quel mondo senza un supporto solido può disorientare. Quando ti tolgono il sogno, non è solo il pallone che perdi: perdi una parte di te“.
Mastour oggi gioca alla Virtus Verona, in Serie C. Un contesto che potrebbe sembrare distante dai riflettori che lo avevano accolto da giovanissimo, ma che per lui rappresenta molto più di un punto di ripartenza, un nuovo inizio. Il giocatore aggiunge che: “Gigi Fresco mi ha voluto davvero. È un presidente, un allenatore e anche un uomo capace di fare da guida. Mi ha detto: qui puoi tornare ad essere quello che sei. E io ci credo. Mi alleno, mi diverto, sento di nuovo quella fiamma accendersi ogni volta che entro in campo“.
La pressione, il giudizio degli altri, le aspettative: tutto questo ha avuto un costo altissimo. Mastour parla apertamente anche dei momenti più bui, senza giri di parole: “Sì, ho sofferto di depressione. E la fede mi ha salvato. Sono musulmano praticante e in un momento difficile mi sono avvicinato ancora di più a Dio. Quando capisci che anche le difficoltà sono per te, non contro di te, cambia tutto. Ogni giorno scriviamo una pagina della nostra vita, e ora io la scrivo col sorriso“. Dietro la brillantezza tecnica, dietro l’etichetta di “predestinato”, si nasconde un ragazzo che ha dovuto affrontare anche la solitudine. “I social mi hanno tolto gli amici. Crescendo ho imparato a fidarmi di poche persone. Oggi ho una cerchia ristretta, ma vera. Non cerco la quantità, cerco la qualità”.
Uno dei temi su cui Mastour è più appassionato riguarda il ruolo del fantasista, il famoso “numero 10” che lui incarna perfettamente per caratteristiche tecniche e visione di gioco. Il giocatore si esprime così: “Oggi quel tipo di calciatore sembra sparito. Il calcio è diventato troppo tattico. Il numero 10 era estro, creatività, squilibrio. Portava bellezza. Ma oggi si privilegia l’ordine. Io però credo ancora che ci sia spazio per il talento puro, quello naturale. Basta non forzarlo: la naturalezza permette al talento di uscire e fare cose belle“. E quando gli si chiede se si sente ancora un numero 10, risponde deciso: “Assolutamente sì. Mi sento il 10, lo sono. Posso giocare in diverse posizioni, ma lì esprimo me stesso“.
Mastour non rinnega il passato, né cerca colpe. “Non mi piace parlare di errori o responsabilità. È stato un percorso. Avrei voluto un allenatore che mi lasciasse esprimere il mio talento, che mi dicesse: gioca, divertiti, fai vedere chi sei. Mi dicevano sempre di giocare semplice, due tocchi. E così diventava difficile dimostrare. Ma ho sempre cercato di adattarmi, di imparare da tutti. Perché ogni persona ha qualcosa da insegnarti“. Alla domanda sul perché non sia diventato lo Yamal di 10 anni fa, risponde con lucidità: “Percorsi diversi, contesti diversi. Ognuno ha la sua storia, il suo tempo. E io sono ancora in tempo. Sto lavorando. Non ho mai mollato. Magari un giorno giocheremo insieme o uno contro l’altro“.
Se potesse scegliere come essere ricordato, Mastour non ha dubbi: “Come colui che è nato due volte nel calcio. Uno che non ha mai smesso di crederci, anche quando tutti avevano smesso di farlo. Voglio dimostrare che si può cadere, ma anche rialzarsi. Che con la determinazione, la fede e il lavoro, si possono superare anche le difficoltà più grandi“. Conclude l’intervista con il sorriso dicendo: “Una maglia l’ho già indossata. L’altra, quella bianca, spero di indossarla presto. E appenderla nella mia bacheca. Il viaggio continua. E io non mollo“.
Ex Milan, Hachim Mastour si racconta:”Voglio scrivere il mio riscatto. Sulla parentesi rossonera dico che…”
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