Milan: Jovic giunge al capolinea dell’avventura in rossonero. I suoi numeri dicono che un segno, nel bene o nel male, è stato lasciato
C’è un nome che, negli ultimi mesi, ha continuato a rimbalzare nelle conversazioni rossonere, sospeso fra speranze e dubbi. Una storia fatta di alti e bassi, di gol pesanti e di lunghe assenze, come un romanzo calcistico scritto a capitoli irregolari. Eppure alla fine si è giunti alla conclusione che qualcosa stia per cambiare. E che sia arrivato il momento di voltare pagina, nonostante una finale di storia del tutto positivo.
Lo sguardo dei tifosi si è diviso tra chi lo avrebbe voluto ancora protagonista e chi, invece, lo ha considerato sacrificabile. Le voci di mercato si sono fatte sempre più insistenti, alimentate da indiscrezioni e retroscena di corridoio. L’impressione è che il suo ciclo a Milano sia arrivato al capolinea, nonostante qualche sprazzo di luce in mezzo a troppi momenti in ombra. Il calcio, si sa, non aspetta, e nemmeno il Milan può farlo. Ecco che quindi a salutare il Diavolo è Luka Jovic.
Milan: Jovic da oggetto misterioso a jolly di coppa
Luka Jovic saluta dunque il Milan, al termine di due stagioni contraddittorie. Nella prima, impiega quasi tutto l’autunno per trovare la condizione fisica, ma da dicembre diventa una pedina preziosa per Pioli, risolvendo sfide complicate come quelle a Rennes, Udine e Frosinone. Chiude quell’annata con 9 reti in 30 partite, lasciando intravedere il suo potenziale da jolly offensivo. Il serbo si è dimostrato una supersub capace di risolvere situazioni complicate.
Quest’anno, invece, è stato quasi un fantasma fino a primavera: la pubalgia lo tiene fuori sia per Fonseca sia, fino a gennaio, per Conceiçao. Ma da fine marzo la sua stagione si ribalta, e il serbo si prende il Milan, segnando 4 gol tra aprile e maggio, inclusa una doppietta memorabile all’Inter in semifinale di Coppa Italia. L’addio arriva con un bottino di 13 gol in 47 presenze totali, e con la consapevolezza di aver lasciato comunque un segno.
Milan: Jovic svincolato dopo due stagioni. La sua storia in rossonero
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