C’è stato un tempo in cui Milan-Juventus non era soltanto una sfida di cartello, ma era la partita che decideva il destino del campionato. Negli anni ’90 e 2000, quando i due club dominavano il calcio italiano ed europeo, ogni incrocio valeva più di tre punti. Significava supremazia, orgoglio e spesso e volentieri Scudetto. Indimenticabile il 2-1 bianconero a San Siro nel 2005, firmato da David Trezeguet, che spianò la strada alla squadra di Capello verso il titolo. Ma anche il clamoroso gol da oltre 40 metri di Andriy Shevchenko su Buffon nel 2004, simbolo di un Milan dominante e capace di vincere anche negli scontri diretti più delicati.
E come dimenticare la finale della Champions League del 2003, con la vittoria del Diavolo ed il trionfo di Manchester? O ancora il celebre gol fantasma di Muntari nel 2011, mai convalidato, che divenne emblema di una rivalità capace di spostare gli equilibri di un’intera stagione e che tutt’oggi grida ancora vendetta. Addirittura ndl 1906 la sfida tra le due compagini, vide un Diavolo vincente a tavolino, che conquistó cosí il suo secondo scudetto. I bianconeri infatti decisero di non si presentarsi al match, in segno di protesta per la scelta non neutrale del campo. Atto che condannó la Juve alla sconfitta nella gara dello spareggio.

Erano sfide che valevano più di una stagione e chi usciva vincente spesso alzava il trofeo. Vinceva chi aveva più carattere, chi riusciva a restare lucido quando la tensione diventava insostenibile. Oggi, anche se i destini delle due squadre sono diversi, Juventus-Milan resta la madre di tutte le partite. Non assegnerà direttamente nessun trofeo domenica sera, ma come allora potrà indicare la strada. Perché se c’è una cosa che la storia insegna, è che spesso da qui passa la via maestra per i grandi trionfi.

