Rafael Leao è al centro del dibattito rossonero da prima della sosta. Va detto: il cambio deve esserci, non l’accanimento
Il Milan di Massimiliano Allegri si prepara alla settima giornata di campionato con una sfida tutt’altro che semplice contro la Fiorentina di Stefano Pioli. I viola arrivano a San Siro in una situazione complicata, con soli tre punti in sei partite e un terzultimo posto che pesa sul morale della squadra. Tuttavia, nonostante la classifica deficitaria dei toscani, anche il Milan deve fare i conti con problemi non da poco, soprattutto sul fronte degli infortuni. Le recenti defezioni di Christian Pulisic e Alexis Saelemaekers hanno infatti ridotto ulteriormente le opzioni offensive a disposizione di Allegri. Rimane però la possibilità di una “seconda” opportunità per Rafael Leao.
Rafael Leao: dalla Juventus alla Fiorentina che vedremo?
In questo contesto, gran parte delle responsabilità offensive rossonere ricadranno inevitabilmente su Rafael Leão. Il portoghese, talento cristallino e simbolo del Milan degli ultimi anni, sarà chiamato a guidare la squadra con personalità e continuità. Tuttavia, il suo recente approccio – come si è visto nell’ingresso poco convincente contro la Juventus – ha lasciato perplessi tifosi e addetti ai lavori. È evidente che Leão abbia tutte le qualità per fare la differenza, ma la sua incostanza e il linguaggio del corpo spesso disattento rischiano di pesare più del dovuto. L’ex Lille deve trovare la via di mezzo tra atteggiamento scanzonato e il talento cristallino che sicuramente ha.
Sarebbe però ingiusto addossargli tutte le colpe (con un carattere come il suo, servirebbe a poco) o affidargli da solo il destino del Milan. Il talento non deve diventare un’arma a doppio taglio, né un pretesto per giudizi sommari in caso di prestazione sottotono. Allegri dovrà trovare equilibrio, compattezza e soluzioni alternative per colmare le assenze e restituire fiducia al gruppo. Contro la Fiorentina servirà una prova di squadra, più che di singoli: ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza.
Rafael Leao: sì atteggiamento, no capro espiatorio
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