Ci sono numeri che parlano più di mille parole. Dieci ore di gioco, zero gol. Santiago Gimenez, l’uomo arrivato lo scorso gennaio come simbolo della nuova ambizione rossonera, non ha ancora trovato la via della rete in Serie A. Eppure gioca, lavora, lotta, apre spazi, si sacrifica. Ma il tabellino resta muto, e per un centravanti questo pesa come una sentenza. Massimiliano Allegri lo difende, sottolineando la generosità e l’intelligenza tattica del messicano, ma è evidente che qualcosa si è inceppato. Gimenez non è mai stato un bomber di istinto. La sua forza è sempre stata nel muoversi per la squadra, nel fare reparto, nel creare le condizioni perché gli altri segnino. Tuttavia, in un Milan che sogna lo scudetto, non può bastare.
Servono i suoi gol, servono le sue zampate in area. Nelle ultime gare si è visto un giocatore generoso ma frenato, forse anche dalla pressione di dover dimostrare di valere i milioni spesi per portarlo a Milano. Il paragone con i grandi del passato, da Inzaghi a Giroud, è ingombrante, ma inevitabile. Gimenez ha altre qualità , è moderno, dinamico, gioca spalle alla porta e sa dialogare. Solo che, senza reti, tutto questo rischia di diventare secondario.

La buona notizia per Allegri è che la squadra continua a creare occasioni e, almeno fino a oggi, non ha mai perso con Gimenez titolare. Ma il tempo delle giustificazioni sta finendo. Il tecnico livornese lo sa e per restare in alto serve concretezza. E il centravanti, per quanto utile alla manovra, deve tornare a fare quello per cui è stato preso, ovvero segnare. San Siro lo aspetta, il Diavolo pure. Perché se Gimenez si sblocca, può cambiare il destino del campionato. Se invece l’attesa continuerà , il rischio è che la sua avventura in rossonero resti quella di un giocatore generoso ma inefficace sotto porta.

