La scomparsa di Angelo Gelmini, conosciuto da tutti come Padre Eligio, tocca profondamente il mondo rossonero. Figura carismatica e punto di riferimento negli anni ’70, il sacerdote fu per il Milan molto più di un consigliere spirituale, un uomo capace di entrare nella quotidianità del gruppo, ascoltare, consigliare e lasciare un’impronta umana indelebile. A ricordarlo con un’intervista alla Gazzetta dello Sport, con affetto è Gianni Rivera, che con lui condivise anni intensi dentro e fuori dal campo. “Era un gigante, stava con gli ultimi”, dice l’ex capitano rossonero, sottolineando l’umanità profonda del sacerdote. Rivera non dimentica la capacità di Padre Eligio di farsi rispettare da chiunque, anche dai caratteri più forti. “A Milanello lo ascoltava anche Rocco”, racconta, evidenziando quanto persino Nereo Rocco, tecnico di personalità incontenibile, fosse attento alle parole del frate.

Padre Eligio seppe conquistare l’ambiente con semplicità e dedizione, presentandosi sempre come un amico prima che come una guida. I giocatori gli si rivolgevano per consigli personali, per confronti sinceri, spesso per trovare un po’ di tranquillità in un calcio che già allora era fatto di pressioni e responsabilità. Oltre al suo ruolo vicino alla squadra, Padre Eligio lasciò un’eredità ancora più grande fondando Mondo X, comunità dedicata al recupero di tossicodipendenti e persone in difficoltà, opera che ha portato avanti per decenni con energia inesauribile. Rivera lo ricorda con il sorriso e una punta di nostalgia: “Aveva un cuore enorme e una forza trascinante. Chiunque lo incontrasse ne rimaneva colpito”. Con la morte di Padre Eligio, il Milan saluta non solo un pezzo della propria storia, ma soprattutto un uomo che ha saputo portare nel calcio un valore raro, la capacità di ascoltare davvero.

