Il “Flu Game” di Pulisic e la scossa di Rabiot: così il Milan ha ribaltato il Torino (e le gerarchie del campionato)
Il Milan scrive una pagina memorabile della sua stagione all’Olimpico di Torino. Quella che doveva essere la notte della crisi, sotto di due gol dopo mezz’ora e con Leao fuori per infortunio, si è trasformata in una rimonta da leggenda. Il 2-3 finale non è solo aritmetica: è la dimostrazione di una squadra che unisce la classe dei singoli a un cuore d’acciaio.
Capitan America come Michael Jordan
La copertina è tutta per Christian Pulisic. La sua prestazione entra di diritto nella mitologia rossonera come il suo personale “Flu Game”, evocando l’impresa di Michael Jordan nelle Finals del 1997. Due giorni fa a letto con 39 di febbre, oggi in campo per ribaltare il mondo. Entra dalla panchina e cambia la storia: primo pallone toccato, gol del pareggio. Quindici minuti dopo, il sigillo della vittoria.
“Sì, due giorni fa ero malato, ma oggi mi sono sentito meglio” ha confessato candidamente a DAZN a fine gara. Ma dietro la modestia c’è la fame di un campione assoluto: “Voglio fare più gol e assist, questo è il mio lavoro. Sono sempre contento quando posso aiutare”. E il Milan ringrazia.

Rabiot, il leader che suona la carica
Se Pulisic è stato il braccio armato, Adrien Rabiot è stato la mente e il cuore della rivolta. Il suo primo gol in rossonero – un missile terra-aria da fuori area – è stato l’elettroshock che ha rianimato un Milan clinicamente morto sul 2-0.
“Avevamo bisogno di questo” ha spiegato il francese a Sky, con la lucidità del veterano. “Ogni tanto c’è bisogno di una giocata che cambia l’inerzia, ed è stata quella. Poi tutti abbiamo fatto bene”. Rabiot non si è limitato a segnare, ha svelato anche il segreto dello spogliatoio nell’intervallo: “Ci siamo guardati e ci siamo detti di essere più cattivi. Si è visto subito il cambiamento di ritmo”.

“Relentless”: vietato essere “molli”
La vittoria, però, porta con sé anche un monito. Il Milan ha dimostrato di essere una squadra “relentless”, incessante, ma l’approccio iniziale non può essere dimenticato. È lo stesso Pulisic a suonare l’allarme, da vero leader: “Siamo stati molli all’inizio. Dobbiamo lavorare su questo perché non sempre potremo essere sotto 2-0 e ribaltarla così”. Un concetto ribadito da Rabiot: “Queste partite dimostrano che la mentalità c’è, ma non possiamo permetterci di entrare male in campo”.
Landucci commosso a fine gara: “In 30 anni non ho mai trovato un gruppo così”
Sostituire Allegri in una serata iniziata col brivido (0-2 dopo 30 minuti) e finita in trionfo non era facile. Marco Landucci, ancora imbattuto quando siede sulla panchina rossonera, si è presentato in sala stampa visibilmente emozionato. Nessuna analisi tattica complicata, solo un enorme attestato di stima per i suoi ragazzi.
Ecco le sue parole che stanno già facendo il giro dei social:
“Cosa ho detto alla squadra? Niente, hanno fatto tutto loro. Faccio questo mestiere da trent’anni, ma vi giuro che non ho mai trovato un gruppo così. Gente come Pulisic che gioca con la febbre, Rabiot che si carica la squadra sulle spalle, chi entra dalla panchina che dà l’anima… Non si lamentano mai, lavorano e basta. Vincere qui, ribaltandola da 0-2 senza Leao, non è calcio, è cuore. Questo è un gruppo speciale, di uomini veri prima che di calciatori”.
Un’investitura pesante, che spiega meglio di mille lavagne tattiche perché questo Milan, anche nelle difficoltà, riesca sempre a trovare risorse inaspettate.
Il messaggio alla Serie A
Questa vittoria vale molto più dei tre punti. È un messaggio recapitato a tutte le pretendenti allo Scudetto: il Milan sa soffrire, sa cadere e sa rialzarsi più forte di prima, anche nelle serate in cui la sfortuna (vedi l’infortunio di Leao) sembra accanirsi. Con un Pulisic in versione “supereroe febbricitante” e un Rabiot dominante, i rossoneri lanciano la sfida: prendeteci, se ci riuscite.
Il “Flu Game” di Pulisic e la scossa di Rabiot: così il Milan ha ribaltato il Torino (e le gerarchie del campionato)

