Amorim ha già dato un’identità al Milan: possesso, pressing e intensità. Ora il mercato dovrà consegnargli i giocatori ideali per il suo progetto
Novanta minuti di luglio non cambiano il destino di una stagione. Sarebbe un errore esaltarsi per una rimonta o preoccuparsi per due gol subiti contro un avversario più avanti nella preparazione. Eppure il pareggio del Milan sul campo del Celtic ha lasciato un messaggio preciso: Ruben Amorim ha già iniziato a plasmare la squadra secondo la propria idea di calcio.
Non è il risultato a fare notizia ma l’identità che il tecnico portoghese sta cercando di costruire. Un’identità riconoscibile, fatta di possesso palla, aggressione immediata dopo la perdita del pallone, baricentro alto e coraggio nell’andare a prendere gli avversari fin dentro la loro metà campo. Principi che richiedono qualità tecniche, intensità atletica e soprattutto interpreti perfettamente funzionali.
Per lunghi tratti della gara queste idee sono emerse con chiarezza. Nei primi minuti il Milan ha cercato di comandare il gioco, salvo poi abbassare ritmo e pressione quando il Celtic ha sfruttato una condizione fisica inevitabilmente superiore. Nella ripresa, con energie fresche e numerosi cambi, la squadra è tornata ad applicare il pressing organizzato che rappresenta uno dei marchi di fabbrica di Amorim. Il pareggio è stato la conseguenza naturale di un atteggiamento più aggressivo e di una maggiore occupazione della metà campo offensiva.
Le indicazioni più interessanti, però, vanno oltre il campo. Perché questa partita ha confermato ciò che molti immaginavano già dal giorno dell’annuncio del nuovo allenatore: il Milan dovrà essere costruito attorno alle esigenze del suo tecnico. Non sarà sufficiente inserire qualche rinforzo. Servirà dare continuità a un progetto tecnico preciso, evitando compromessi che in passato hanno spesso limitato il rendimento della squadra.
I primi movimenti della dirigenza sembrano andare proprio in questa direzione. Gonçalo Ramos rappresenta il centravanti ideale per un sistema che pretende continui attacchi alla profondità, movimenti senza palla e grande partecipazione alla fase di pressione. Mario Gila, invece, aggiunge caratteristiche fondamentali per una difesa che dovrà giocare molti metri lontano dalla propria area, difendendo in avanti e partecipando attivamente alla costruzione del gioco.
Ma il lavoro è tutt’altro che concluso.
La trequarti necessita ancora di fantasia, qualità nell’uno contro uno e capacità di creare superiorità numerica tra le linee. Gli esterni, probabilmente il ruolo più delicato nel calcio di Amorim, dovranno garantire corsa, intensità e continuità sia in fase offensiva sia nelle coperture. È proprio sulle corsie laterali che il mercato rossonero dovrà concentrare gran parte degli sforzi nelle prossime settimane.
Esiste poi un altro elemento che merita attenzione e che potrebbe rappresentare una delle vere novità della nuova gestione societaria: il ritorno della centralità del settore giovanile.
I rinnovi di Francesco Camarda e Christian Comotto non sono semplici operazioni contrattuali. Sono il segnale di una strategia diversa rispetto al recente passato, quando diversi talenti cresciuti a Milanello hanno trovato maggiori opportunità lontano dal club. Oggi la sensazione è che il Milan voglia tornare a costruire valore partendo dal proprio vivaio, integrando gradualmente i giovani più promettenti all’interno della prima squadra.
Naturalmente il percorso sarà lungo. Le idee dell’allenatore sono già evidenti, ma il campionato italiano rappresenta un banco di prova molto diverso rispetto alle amichevoli estive. Molte squadre aspetteranno il Milan per colpire negli spazi lasciati da un sistema così offensivo, mettendo alla prova equilibrio, organizzazione e maturità del nuovo progetto tecnico.
Ecco perché il mercato diventa decisivo quanto il lavoro sul campo. Amorim ha mostrato quale calcio vuole proporre. Ora spetta alla dirigenza mettergli a disposizione una rosa costruita senza compromessi, scegliendo calciatori che rispondano perfettamente alle esigenze del suo sistema.
Solo allora si potrà capire se il Milan avrà davvero iniziato un nuovo ciclo oppure se quella vista in Scozia sarà rimasta soltanto una promettente anteprima estiva.
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