Pablo Cánovas Milan – Il mercato, le scelte di Ruben Amorim e soprattutto il nuovo progetto tecnico che sta prendendo forma a Milanello. Sono settimane decisive per il Milan, chiamato non soltanto a completare la rosa, ma anche a definire definitivamente gerarchie e strategie in vista dell’inizio della nuova stagione.
Di tutto questo abbiamo parlato in esclusiva con Pablo Canovos, al quale abbiamo sottoposto cinque temi centrali dell’attualità rossonera: dalla decisione di mettere sul mercato Christopher Nkunku alla permanenza di Rafael Leão, passando per il peso dell’investimento su Gonçalo Ramos, la struttura dirigenziale e il possibile intervento in difesa in caso di partenza di Fikayo Tomori.
1. Come valuti la scelta di Amorim di mettere sul mercato anche Nkunku? È una decisione dettata dal fatto che Leão non è partito oppure si tratta principalmente di una scelta tecnica?
“Direi che le due cose si tengono insieme, ma la radice è tattica. Amorim ha presentato tra il 12 e il 13 agosto la lista degli epurati (Tomori, Odogu, Fofana e Nkunku) dopo il summit con Cardinale a Milanello, e nel 3-4-2-1 i due trequartisti sono ruoli molto codificati: chiedono corsa all’indietro, associazione stretta e attacco della profondità. Con Leão ormai destinato a restare, gli spazi per un profilo simile si riducono, ed è lì che Nkunku diventa un doppione più che una risorsa. Poi c’è la parte economica, che non va nascosta: il Milan deve incassare almeno una trentina di milioni per non registrare minusvalenza su un giocatore pagato quasi 40 milioni un anno fa. Serve cassa per i rinforzi chiesti dall’allenatore. Ma se Leão fosse partito, credo che Nkunku sarebbe ancora rossonero…”
2. Secondo te, cosa manca ancora a questo Milan per poter essere realmente competitivo ai vertici?
“Continuità, prima ancora dei giocatori. A maggio il club ha parlato apertamente di “fallimento inequivocabile” e ha azzerato tutto: allenatore, AD, direttore sportivo, direttore tecnico. È il terzo progetto tecnico in tre stagioni. Nessuna squadra costruisce un’identità così. Sul campo manca ancora l’adattamento dei profili al sistema. Amorim ha chiesto cinque-sei giocatori, di sicuro almeno tre: un difensore destro, un esterno a tutta fascia e un trequartista, e finché non arrivano il 3-4-2-1 resta una cornice più che un meccanismo. E poi c’è il fattore economico; senza Champions (ma in Europa League), competere con Inter e Napoli sulla profondità della rosa diventa un esercizio durissimo. Il Milan oggi ha una prima squadra interessante; non ha ancora venti giocatori da tre competizioni.”
3. L’investimento importante fatto per Gonçalo Ramos può condizionare le scelte del Milan per il numero 9, soprattutto in caso di eventuali cessioni nel reparto offensivo?
“Lo condiziona in modo quasi definitivo. Parliamo dell’acquisto più caro della storia rossonera, 65-74 milioni più bonus e contratto fino al 2031: con un ammortamento intorno ai 15 milioni l’anno più l’ingaggio, Ramos non è un titolare, è un asset intoccabile. Questo significa due cose; la prima: il Milan non tornerà sul mercato per un altro centravanti, qualunque cosa succeda in uscita (le risorse andranno sul trequartista e sulla fascia. La seconda, ed è il rischio vero, è che dietro di lui resti una copertura molto sottile…con Giménez in uscita e Camarda ancora da verificare a questi livelli. Un investimento del genere scarica su un ragazzo di 25 anni una pressione enorme e lascia zero margine agli infortuni…”
4. Quanto può pesare, secondo te, per il Milan non avere una figura forte e riconoscibile nel ruolo di direttore sportivo?
“È forse il tema più interessante di questo Milan. Dopo i no di Krösche e Hardung, il club ha scelto una struttura orizzontale e tutta interna: Calvelli amministratore delegato, Almstadt direttore sportivo e director player trading, Gardiner alla Football Intelligence, Ibrahimović advisor di RedBird, con Cardinale al vertice. È un modello che altrove funziona, ma pesa su tre fronti. Sul mercato, perché in Italia le trattative passano ancora molto dalle relazioni personali e dal peso di un nome. Sulla comunicazione, perché quando arriva la tempesta manca la figura che si mette davanti all’allenatore e parla con i tifosi (al Milan quel vuoto ha un nome che tutti conoscono…). E sull’equilibrio interno: senza un vero decisore sportivo, il potere dell’allenatore diventa enorme. Funziona… finché si vince.”
5. L’eventuale uscita di Tomori potrebbe aprire le porte a un nuovo innesto in difesa. Quale profilo vedresti meglio per il Milan?
“Serve un centrale di piede destro, che è esattamente ciò che Tomori garantiva nella linea a tre. Il profilo ideale per Amorim è un difensore aggressivo, capace di difendere in campo aperto con una linea alta e di uscire palla al piede per rompere la prima pressione. Il nome indicato dall’allenatore è Tiago Gabriel del Lecce (meno costoso dell’altro obiettivo Gonçalo Inácio), ma la pista portoghese si è ormai chiusa, con lo Sporting che gli ha affidato la fascia da capitano. Tiago Gabriel ha tutto per riuscirci, però resta una scommessa… parliamo di un classe 2004 in un reparto già rivoluzionato da Gila. Se il Milan potesse scegliere senza vincoli di bilancio, punterei su un centrale sui 25 anni con esperienza consolidata nella difesa a tre… come Kim Min Jae (classe 1996).”

