Il Milan cambia assetto con Amorim: nuove soluzioni tattiche, maggiore fluidità e una metamorfosi interessante, ma tempo e pazienza vanno conquistati
Il Milan chiude questo primo blocco di campionato con una vittoria sul Lecce e con la consapevolezza di avere ancora parecchie domande alle quali rispondere. Il passo falso europeo contro il Benfica resta una macchia, ma la serata di San Siro ha lasciato soprattutto un elemento su cui riflettere: Ruben Amorim sembra essere disposto a mettere in discussione le proprie convinzioni tattiche pur di trovare la versione più funzionale della squadra.
Ed è proprio questo il punto da cui partire.
Il Milan che ci si aspettava di vedere era quello fedele al 3-4-2-1 di riferimento dell’allenatore portoghese. In campo, invece, si è vista una squadra molto più vicina a un 4-2-3-1 quando aveva il possesso. Una trasformazione non soltanto numerica, ma anche concettuale. Gila ha avuto la libertà di interpretare la posizione sulla destra senza rimanere ancorato a una consegna rigida, mentre Rabiot ha lavorato al fianco di Modric con compiti di equilibrio e protezione. Davanti, Pulisic ha agito centralmente, con Chukwueze e Saelemaekers a muoversi alle sue spalle e Gonçalo Ramos come riferimento offensivo.
Non è un dettaglio. È il segnale di un allenatore che sta cercando di capire quanto il proprio sistema possa essere adattato alle caratteristiche degli uomini che ha a disposizione. Amorim, almeno per una sera, ha rinunciato alla fedeltà assoluta al suo modulo per inseguire una soluzione che potesse dare maggiore fluidità alla manovra.
E qualcosa, effettivamente, si è visto.
Lo stesso Amorim, nel post partita, ha sottolineato come la squadra abbia avuto una migliore circolazione del pallone e una maggiore fluidità, ribadendo però la necessità di diventare più concreta nella gestione del gioco. Un concetto che fotografa bene il momento del Milan: le idee cominciano a intravedersi, ma devono ancora trasformarsi in una fisionomia riconoscibile e soprattutto stabile.
Perché una metamorfosi tattica può essere affascinante, ma soltanto se conduce a una direzione precisa.
In questo nuovo assetto c’è inevitabilmente qualcuno che rischia di pagare il prezzo maggiore. Gonçalo Ramos è probabilmente il caso più evidente. L’attaccante portoghese si trova spesso a giocare lontano dalla zona nella quale dovrebbe essere più pericoloso, costretto a partecipare alla costruzione e a uscire dall’area. Contro il Lecce, tuttavia, ha mostrato di poter interpretare anche questo tipo di calcio. La questione, adesso, sarà capire quanto riuscirà a incidere negli ultimi sedici metri. Le aspettative su di lui sono alte e il suo rendimento realizzativo dovrà necessariamente crescere.
Adesso arriva la sosta e sarà un periodo particolare. Quattordici giocatori lasceranno Milanello per rispondere alle convocazioni delle rispettive nazionali, privando l’allenatore di una parte consistente del gruppo. Sarà quindi un lavoro necessariamente condizionato dalle assenze, ma anche un’occasione per ragionare, analizzare e preparare ciò che dovrà accadere alla ripresa.
Amorim avrà tempo per studiare quello che ha funzionato contro il Lecce, quello che non ha funzionato e, soprattutto, capire se il 4-2-3-1 visto con il pallone possa diventare una soluzione strutturale oppure soltanto una variante da utilizzare in determinate circostanze.
Ed è qui che si apre la partita più importante per l’allenatore.
Amorim merita tempo. Un tecnico arrivato in un ambiente nuovo, con una rosa da conoscere e un’identità da costruire, non può essere giudicato soltanto attraverso poche partite. Ma il tempo, al Milan, non è mai un assegno in bianco. Va conquistato. E soprattutto va utilizzato bene.
Per questo le prossime scelte saranno più importanti dei semplici risultati di una singola giornata. Provare, cambiare e correggere fa parte del mestiere dell’allenatore; trasformare ogni partita in un laboratorio, invece, può diventare un problema. Il Milan ha bisogno di vedere esperimenti che abbiano una logica, non esperimenti fine a se stessi. Ha bisogno di capire che dietro una modifica tattica esiste un progetto e non soltanto la ricerca affannosa di una soluzione.
La vittoria sul Lecce può rappresentare un punto di partenza interessante. Ma adesso Amorim deve dimostrare che quella metamorfosi non è soltanto un’idea suggestiva. Deve darle continuità, identità e risultati.
Perché al Milan il tempo è oro. E proprio per questo non può essere speso in modo casuale.
Amorim rompe gli schemi: il Milan cerca la sua nuova identità

