Milan Shevchenko- La leggenda rossonera martedì compirà cinquant’anni: la leggenda del Milan ha lasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport, trattando vari temi, dalla guerra al Milan. Ecco cosa ha detto.
Sul regalare un sorriso alle persone, Sheva ha commentato: “Facciamo il possibile. È la mia sfida, la sfida della federazione. Tre anni fa abbiamo inserito un nuovo torneo che si chiama School League: siamo partiti con 12mila ragazzi, ora siamo già arrivati a 50mila. Il calcio, lo sport in generale, sta giocando un ruolo importante perché è l’unica possibilità di svago per i giovani. Ti aiuta a trovare i tuoi ritmi, a non entrare in crisi in uno stato di emergenza permanente”.
Si sente un simbolo per l’Ucraina?: “No. I simboli sono altri, adesso è il tempo dei veri eroi, che difendono il Paese, che fanno parte dell’esercito e della resistenza. In questi 5 anni ho visto il loro coraggio. Non si possono fare paragoni con i nostri compiti. Noi con il calcio dobbiamo cercare di dare loro sollievo, un sorriso, perché guardano le partite e so che fa loro piacere se la squadra gioca bene”.
Quali sono i momenti più belli della sua carriera?: “Ricordo bene il giorno della prima convocazione nelle squadre giovanili della Dinamo Kiev, e quando ho giocato le prime partite in Champions contro Barcellona, Real, Bayern. Poi il passaggio al Milan e le grandi stagioni, la Champions vinta. E altri momenti eccezionali come la prima qualificazione dell’Ucraina per il Mondiale, le gare con il Chelsea e la coppa d’Inghilterra vinta, l’Europeo in Ucraina. E il Pallone d’oro: terzo ucraino a vincerlo, motivo di grande orgoglio”.
Continuando sul Pallone d’Oro: “L’ho recuperato. È stato tanto tempo nel museo del Milan, poi l’ho portato in Ucraina. Con Blochin e Belanov abbiamo organizzato un giro intitolato: il quarto potrebbe essere tuo. Un modo per motivare le nuove generazioni in questi tempi difficili, per essere orgogliosi del passato e sapere di avere un futuro davanti”.
Sulle sue vittorie con il Milan: “Sono sempre stato regolare, non gioco con le emozioni degli altri, le capisco e le rispetto. Quando vincevamo con il Milan era bello fare contenti i nostri tifosi, però capivo anche l’amarezza degli altri. Nel calcio fra il successo e la sconfitta c’è una linea molto sottile e io ho sempre rispettato tutti. E sono una persona semplice, complicata per certi versi ma semplice. Forse per questo tanti mi hanno voluto bene”.
Sheva segue ancora il Milan: “Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre suo tifoso. E anche l’Italia è sempre nel mio cuore, è la mia seconda patria. Non lo dico per fare piacere a qualcuno, ma perché è vero”.
Sul difficile momento del campionato italiano: “Non lamentatevi troppo, uscirete da questo momento. Apprezzate la vostra storia e pensate che avete tanto talento dentro, c’è soltanto bisogno di cambiare un po’ di cose e si riparte. Avete anche le persone giuste per farlo”.
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