Ai microfoni di Radio Serie A ha parlato Christian Abbiati storico portiere del Milan nato alle porte di Milano.
“Stato d’animo quando guardo il Milan? Sigarette, nervoso, tutto.” ha detto a Radio Serie A Christian Abbiati, “Io non vado allo stadio. Una volta allo stadio nei primi anni ho spaccato il televisore, mi innervosisco. Non perchè non giocano bene ma perchè sono in tensione non riesco. Ce l’ho proprio dentro. Un ultras? Si proprio cosi.”
E sull’addio al calcio ha detto: “Naturale perchè io avevo ancora un anno di contratto e in una settimana ho deciso di smettere perchè non mi trovavo più in quell’ambiente. Avendo lasciato il presidente Berlusconi, io ho fatto un altro anno e sapendo che anche il dottor Galliani sarebbe andato via, ho deciso di anticipare i tempi e smettere.”
Come è stata la chiamata del Milan? “Mi ricordo che ero a casa, perchè io in realtà sarei dovuto andare alla Lazio, poi mi chiamò il direttore sportivo del Monza e mi disse che sarei dovuto andare al Milan. Ero molto contento, tifoso lo sono diventato giocando, mi piaceva il calcio ma non ero un patito di una squadra nello specifico.”
L’esordio grazie ad una squalifica di Sebastiano Rossi: “Se penso a quelle 5 giornate di squalifica di Seba e io titolare è un’emozione assurda. Pensare a 19 anni di essere titolare al Milan, 26 anni fa era diversa, l’emozione c’era. La somiglianza tre lo scudetto di Zaccheroni e quello di Pioli forse è che sono stati entrambi inaspettati. Noi abbiamo fatto una rincorsa importante avendo vinto le ultime 7 partite ed essendo indietro di 7 punti. Mentre Pioli aveva l’Inter davanti mi sembra, più o meno sono simili.“
Radio Serie A, Christian Abbiati: “Esisteva solo il Milan”

E il periodo degli euroderby? “In 6 giorni ho dormito pochissime ore, non sono mai uscito di casa perchè lo facevi tutti ti mettevano pressione. A Milano il derby è vissuto in modo diverso, giochi la domenica, il lunedì ci sono gli sfottò e il martedì non c’è già più niente. A fine partita contro L’Inter Dida è uscito dal campo e gli ho detto: Adesso fammela vincere. E cosi è stato.”
“Secondo portiere? Io sono competitivo ma leale. Mi impegno e do il massimo, se ho un compagno davanti più forte ben venga. Farò di tutto per metterlo in difficoltà ma sono sempre stato leale.”
E Berlusconi e Galliani? “Sono i miei padri calcistici e aggiungiamo anche Ariedo Braida . Ogni volta che lo vedo lo chiamo tuttora papà. Perchè sono stati vicini, bravi ad insistere, perchè quando ero terzo al Milan, a gennaio mi sarebbe piaciuto andare a giocare, invece loro hanno insistito per tenermi e hanno avuto ragione loro. Avevamo tutti un bel rapporto con Ariedo, c’è tuttora. Ha lasciato qualcosa di importante.”
“Donnarumma si vedeva che era di un’altra categoria. Quando arrivano i ragazzi giovani in prima squadra, la difficoltà principale è la velocità della palla. I tiri dei campioni in prima squadra sono diversi da quelli della primavera. Lui era già pronto a 16 anni che è una cosa meravigliosa, un talento su non so quanti.“
Su Mihajlovic: “Sinisa aveva una grande personalità, un grande uomo di cuore. Peccato il finale sia andato in malomodo, secondo me ha fatto una grande stagione, e poi ha avuto il coraggio di lanciare Gigio che non è da tutti, però me lo ricordo come un anno positivo per me anche se era l’ultimo. Penso di aver giocato 1-2 partite ma ero pronto ad aiutare tutti quanti. Ero molto introverso al campo perchè per me il Milan è sacro. Il preparatore dei portieri con cui ho legato di più è stato WIlliam Vecchi che ero non c’è più, ma nella fasi ho sempre avuto persone che mi hanno aiutato tanto.”
Sull’esperienza da club manager del 2017/18 l’abbiatense ha risposto: “Per me è stata un’esperienza complicata perchè hai un ruolo che sei in mezzo tra l’allenatore ed il direttore sportivo. Non sai bene come muoverti e sbagli a muoverti un giocatore pensa che magri tu faccia la spia. Poi ero con la proprietà cinese e non mi sono trovato, ho preferito fare altro. Dovessero richiedermi di rifarlo, io ascolto, come ho sempre detto, ma al 90% continuerei con le mie moto. Mi hanno insegnato ad ascoltare sempre tutto.“
Ma il Milan di oggi? “Quest’anno lo vedo negativo, per me il Milan deve essere la in alto e purtroppo non c’è. Vero che c’è una ricostruzione, un progetto: Purtroppo, ad oggi, questo progetto non sembra andare bene.”
Per quanto riguarda la fascia di capitano a Maignan: “Non lo conosco bene, ma da quello che vedo fuori ha molta personalità. Anche se io, anche quando la mettevo, non condivido la fascia di capitano al portiere, perchè se succede qualcosa nell’altra area, il capitano sarebbe il primo a dover parlare con l’arbitro. Però vista la personalità e l’importanza che ha in questa squadra giusto darla a lui.”
E per quanto riguarda il suo rendimento: “Come quando mi facevano le domande su Donnarumma quando sbagliava. Quando abitui bene i tifosi e poi fai un periodo no, le critiche sono subito pronte a colpirti. Secondo me è un ottimo portiere, forte e che gioca nella nazionale francese. Probabilmente ha avuto un calo e i media lo fanno notare molto di più.
Radio Serie A, Christian Abbiati: “Una volta guardando il Milan spaccai un televisore”
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