Un Milan diverso quello ammirato venerdì scorso contro l’Udinese: un 3-4-3 che ha resuscitato i rossoneri e convinto tutti, ma resisterà? Andiamo dentro con l’analisi
L’analisi di quello che è successo in campo venerdì contro l’Udinese, sicuramente un bel Milan, il perfetto manifesto di “quel che sarebbe potuto essere”. Non solo come disposizione tattica, ma anche per voglia e atteggiamento propositivo. Sicuramente un Milan diverso da quello che si era visto in questa stagione negativa.
L’infortunio di Walker ha portato Conceiçao a cambiare tutto: dalla solita difesa a 4 si passa a un inedito terzetto difensivo con Tomori, Gabbia e Pavlovic. La squadra cambia faccia e, per una volta, tutto pare funzionare.
Che il Diavolo abbia giocato in modo diverso è sotto gli occhi di tutti. Ma in che modo? Cosa si è visto in controtendenza rispetto al classico Milan dell’ex Porto? Cerchiamo di capirlo, come sempre, attraverso i numeri.
L’analisi di Udinese-Milan

Partiamo da come si differenziano i dati registrati contro l’Udinese rispetto al trend stagionale dei rossoneri.
Innanzitutto, la squadra ha rinunciato a un dominio totale del campo e del pallone attraverso la caratteristica linea alta a cui aveva abituato il portoghese. Qualche imbucata c’è sicuramente stata nel primo tempo, ma l’approccio è stato molto diverso.

Analizziamo la media mobile delle ultime 5 partite (in nero) che si riferisce all’altezza della linea difensiva (misurata come la somma di passaggi filtranti degli avversari, uscite fuori dall’area del nostro portiere e fuorigioco fischiati agli avversari diviso il numero di passaggi effettuati dagli avversari nel nostro terzo di campo) rispetto al dato registrato contro l’Udinese (in rosso). Sostanzialmente, stiamo confrontando l’ultimo dato con la tendenza delle ultime 5 partite. Il risultato, si nota, una linea difensiva molto più bassa.
Stesso approccio per il dominio del campo:

Anche in questo caso, una controtendenza: il Milan non è abituato a lasciare così tanto il gioco agli avversari, ma la difesa a tre l’ha aiutato a cambiare faccia anche da questo punto di vista.
(N.B. Quello di Udine non è il dato più basso registrato in questo campionato, ma la linea nera è mitigata della media mobile)
Proseguiamo, e concludiamo, con la rapidità offensiva (quanti passaggi nel terzo offensivo servono per arrivare al tiro):

Dato che è un po’ figlio di quello sul dominio. A differenza del solito, il Milan non ha tenuto costantemente la palla nella trequarti avversaria e questo gli ha permesso di colpire molto velocemente in contropiede, una volta recuperata palla. Infatti, a Udine sono bastati (in media) circa 7 passaggi per arrivare alla conclusione.
Insomma, il Milan è stato più attendista e ha giocato molto sugli spazi che i friulani hanno inevitabilmente concesso. Chi ne ha giovato sono certamente Leao e Pulisic (più stretti dentro al campo) che hanno trovato lo spazio necessario tra le linee per mettere in seria difficoltà i padroni di casa. I due top rossoneri sono stati i più pericolosi in termini di occasioni da tiro e da gol create.

Impossibile sapere quanto la buona prestazione di venerdì sia merito del Milan o demerito dell’Udinese, né tantomeno se possa essere replicata già a Pasqua contro l’Atalanta. Non sappiamo neanche se un cambio di modulo possa avere un effetto così importante sul lungo periodo e cambiare faccia, sorti di un gruppo e di un allenatore. Conceiçao porterà avanti questo progetto? Con che risultati? Basterà per farsi riconfermare per la prossima stagione?
In collaborazione con milananalytics
Udinese-Milan, il 3-4-3 convince, ma resisterà? L’analisi
LEGGI ANCHE Calciomercato Milan, scambio sorprendente col Tottenham: i nomi in ballo

