L’ex terzino del Milan Serginho ha rilasciato una bella intervista parlando di tanti argomenti tra cui il derby di Milano e il suo passato.
Chi non ricorda le sgroppate del mitico Serginho al Milan? Come fa un tifoso del Milan a dimenticare un giocatore cosi? Impossibile direi, perché Serginho era veramente un fuoriclasse del suo ruolo e una bella persona dentro e fuori dal campo. Tra Serginho e i tifosi del Milan è sempre stato amore puro. In questi giorni ha rilasciato una bella intervista a Radio Tv Serie A queste le sue parole:
Sul derby
Mi ricordo quando ero a Milano, soprattutto durante il derby, c’era questa tensione. La tensione era altissima, ma noi brasiliani eravamo più rilassati. Lo vedevamo semplicemente come una partita di calcio. Certo, c’era la tradizione, la rivalità, ma la partita in sé era uguale: Inter-Milan, come Milan-Perugia. Abbiamo questa cosa culturale di affrontare la vita con più serenità, giusto? Non mettiamo tutta questa tensione, perché alla fine la tensione ti ruba energia, ti ruba concentrazione.
Sul soprannome “IL CONCORDE”
Solo la mia famiglia mi chiama Sergio, ma tutti gli altri Serginho. Sergio Claudio Dos Santos è rimasto nel passato.Per i tifosi del Milan sei diventato anche “il Concorde” per i tiri che facevi in faccia alla porta. Te lo ricordi chi ti ha dato quel soprannome? Penso sia stato Carlo Pellegatti, appena arrivato nel 1999. È stato lui a darmi questo bel nome.
Sulla velocità e sulla tecnica
No, adesso molto più tranquillo. Ma la mia storia con la velocità inizia a scuola. Correvo i 100 metri per la scuola e da lì è iniziata la passione. Però poi il calcio ha avuto la meglio.
Dall’atletica al calcio
Facevamo sia atletica che calcio. Ho sempre avuto più passione per il calcio. Anche se facevamo bene nell’atletica, alcuni miei amici arrivarono persino ai pre-olimpici. Ma io ho scelto il calcio.
Arrivo a Milano e adattamento
Sì, nel marzo 1999. Ho iniziato tardi, a 20 anni, in un campionato regionale in Brasile, non nella Serie A brasiliana. Non ho fatto il settore giovanile.Ti ricordi il tuo primo giorno a Milanello? Sì, mi ricordo Paolo Maldini che scendeva le scale. Per me era un idolo. Mi emozionai molto.
Differenze culturali nel calcio
All’inizio sì. Il calcio brasiliano è diverso. Io salivo sempre in avanti, ma con Zaccheroni ho dovuto imparare a pensare prima alla fase difensiva. È stato difficile, ma poi hanno capito il mio stile.
Milan brasiliano
Sì, Roque Junior, Leonardo, Rivaldo, Emerson, Ronaldo. Era come un derby sudamericano quando giocavamo contro l’Inter piena di argentini. Grande atmosfera.
Legami con gli ex compagni
Sì, ogni tanto giochiamo con i Milan Legends. Ci sentiamo per messaggio, ma vederci di persona è più difficile. La vita è veloce. Ma quando ci vediamo è sempre un piacere.
Lo spogliatoio e lo spirito brasiliano
Sì, è parte della nostra cultura. Mi ricordo il primo giorno in puma (pullman) per San Siro: silenzio totale. Per me era stranissimo. Da noi in Brasile si faceva casino! Ma poi abbiamo portato anche noi allegria. Era uno spogliatoio bellissimo.
Ricordi più belli fuori dal campo
Il gruppo. Non vinci solo in campo, ma con un gruppo unito. Stavamo insieme anche dopo gli allenamenti. Ci sentiamo ancora con Ambrosini, Seedorf, Oddo, Clarence…
La stagione 2002/2003 e la Champions
Sì, la Champions era un progetto di Berlusconi e Galliani. Grande soddisfazione. Quel gruppo era speciale, giocare sembrava facile, ci capivamo al volo.
Il derby in semifinale di Champions
Sì, due settimane prima già si parlava solo del derby. Ricordo che dicevamo a Galliani: “Anche se andiamo male in campionato, il derby non si può perdere!”
La finale di Manchester
Sì, una tensione pazzesca. Quando Dida parò su Trezeguet, toccava a me. Buffon sembrava un gigante, la porta piccola… tremavo un po’, ma ero pronto.
Fiorentina e Roma, un gol speciale
Sì, dopo l’assist di Cristian. Non potevo tirare di destro (ride), solo per salire sul pullman. Gran sinistro piazzato, ci ha aiutato a lavorare tranquilli per la Champions.
Il 6-0 nel derby del 2001
Era una serata perfetta. Non è che fossimo superiori in quel momento, anzi. Ma quella sera tutto girò bene per noi. Quando succede così, tutto va al posto giusto.
La finale di Istanbul del 2005
Strano davvero. Avevamo la difesa più forte del mondo, Dida in porta, centrocampo perfetto. A fine primo tempo sul 3-0 sembrava fatta. Ma il calcio è così, bastano 10 minuti..
Milan, Serginho: “La tensione prima dei derby era altissima, ma noi brasiliani eravamo i più rilassati”
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