Milan, Inchiesta Milano: Patto Corruttivo su San Siro, Marinoni e Pella sotto accusa
Un sistema ombra per il controllo di San Siro
Un patto corruttivo per mettere le mani sul futuro dello Stadio Meazza e del quartiere San Siro è stato smascherato dall’inchiesta urbanistica della Procura di Milano. Al centro delle indagini, un presunto accordo tra Giuseppe Marinoni, ex presidente della Commissione Paesaggio, e Federico Pella, manager e socio della società di progettazione integrata J+S, accusati di aver orchestrato un piano per inserirsi nel redditizio business legato allo stadio. L’inchiesta scuote la politica e l’urbanistica milanese, rivelando un sistema di corruzione sistemica che avrebbe compromesso i controlli pubblici sul territorio, trasformandolo in una “merce da saccheggiare”.
Marinoni, il “faccendiere spregiudicato”
I pubblici ministeri descrivono Marinoni come uno “spregiudicato faccendiere, incline alla corruzione”, nominato alla guida della Commissione Paesaggio “su scelta dell’assessore Giancarlo Tancredi e del sindaco Beppe Sala”. La Commissione sarebbe diventata il “fulcro delle patologie della gestione urbanistica” del Comune, segnata da una “corruzione sistemica ed ambientale”. Marinoni, in costante dialogo con Pella, avrebbe condizionato le scelte amministrative per favorire gli interessi della J+S e di altri gruppi immobiliari, incassando oltre 180 mila euro in incarichi professionali dalla società di Pella, in palese conflitto di interessi.
L’occasione delle terme De Montel
L’opportunità per entrare nel business di San Siro si è presentata quando Massimo Caputi, immobiliarista di fama internazionale, ha affidato alla J+S la trasformazione delle ex scuderie De Montel in un moderno complesso termale. Dalle chat acquisite, emerge che Marinoni e Pella, con il supporto di Tancredi, cercavano l’appoggio di Caputi per ottenere un incarico legato ai lavori dello stadio Meazza, ancora in attesa di decisioni definitive da parte del sindaco Sala. Un messaggio del 20 ottobre 2023 di Marinoni a Caputi recita: “Spero ci sia occasione di incontrarci presto, anche per capire con l’amministrazione comunale come proseguire il tema della riqualificazione degli intorni al vostro complesso termale”, mostrando la spregiudicatezza con cui Marinoni cercava di inserirsi nel progetto.
Le chat e il “piano criminoso”
Le conversazioni intercettate rivelano un “continuo ed intenso dialogo” tra Marinoni e Pella, focalizzato sui lavori di San Siro e sull’area circostante. Il 15 gennaio 2024, Pella chiede a Marinoni informazioni su un progetto di ristrutturazione dello stadio presentato dal Comune, mostrando il loro interesse a controllare ogni sviluppo. I pm parlano di un “piano criminoso” mirato a speculazioni edilizie di ampio respiro, con Marinoni che si vantava di gestire un “Pgt ombra” (Piano di Governo del Territorio parallelo) per favorire interessi privati. L’obiettivo era inserirsi nei possibili scenari: dalla demolizione o rinnovamento del Meazza alla costruzione di nuovi stadi a Rozzano o San Donato.
Tancredi e il ruolo politico
L’assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, per cui è stato richiesto l’arresto ai domiciliari, avrebbe giocato un ruolo chiave, fornendo “copertura politica” a Marinoni e favorendo le sue attività in conflitto di interessi. Tancredi, che ha seguito il dossier San Siro, avrebbe collaborato con Marinoni e Pella per orientare le scelte amministrative, anche attraverso il progetto “Nodi e Porte Metropolitane Milano 2050”, che i pm considerano uno strumento per aggirare le regole e favorire speculazioni edilizie.
Un’inchiesta che scuote Milano
L’inchiesta coinvolge 74 indagati, tra cui il sindaco Beppe Sala, accusato di false dichiarazioni e induzione indebita per la nomina di Marinoni e il progetto del “Pirellino”. Anche l’archistar Stefano Boeri e l’imprenditore Manfredi Catella sono sotto indagine, con richieste di arresto per corruzione e falso. Le perquisizioni della Guardia di Finanza e gli interrogatori previsti per il 23 luglio dal gip chiariranno il destino delle misure cautelari. Intanto, il futuro di San Siro, ancora incerto tra ristrutturazione e nuovi progetti, resta al centro di un intricato sistema di interessi.
Conclusione: San Donato, l’unica via per il Milan
Il futuro di San Siro resta incerto, intrappolato tra progetti di ristrutturazione e proposte per nuovi stadi, ma l’inchiesta getta un’ombra pesante sulla gestione del Meazza. Per il Milan, l’unica strada percorribile sembra essere San Donato, dove il club ha già avviato il progetto per un nuovo stadio di proprietà. Le lungaggini burocratiche, i vincoli sul Meazza e ora le accuse di corruzione rendono San Siro un’opzione sempre più complessa e rischiosa. Un impianto moderno a San Donato, libero da interessi opachi e speculazioni, garantirebbe al Milan autonomia e sostenibilità economica, permettendo di guardare al futuro senza i pesi di un sistema compromesso. Per i rossoneri, non sembra esserci altra via.
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