Il Milan del “corto muso” oggi convince: gioca bene, è solido e concreto, mostrando una crescita che alimenta grandi speranze
La vittoria del Milan a Udine sembra aver acceso una luce nuova sulla stagione rossonera. Parlare già di “nuovo Milan” può sembrare eccessivo, ma le sensazioni, a caldo, raccontano di una squadra diversa, più matura e consapevole. Lo aveva indicato Massimiliano Allegri già alla vigilia, definendo la trasferta al Bluenergy Stadium come una delle quattro gare cardine del campionato. Una scelta sorprendente, che ha colto l’attenzione e soprattutto ha dato i suoi frutti: il campo gli ha dato ragione.
Naturalmente la classifica è ancora in fasce: solo quattro giornate disputate, nessuno scontro diretto affrontato e un percorso che resta lunghissimo. Ma il Milan di quest’anno sembra aver cancellato le incertezze dello scorso campionato, chiuso all’ottavo posto e vissuto tra alti e bassi disarmanti. L’imperativo di Allegri è non guardarsi indietro: il passato è passato.
Il tecnico, squalificato e costretto a vivere la partita dalla tribuna, ha scelto un approccio chiaro: partire dalla difesa. E i numeri lo confermano. Due gol subiti in cinque incontri, contro i sei incassati nello stesso periodo dodici mesi fa, e pochissime occasioni concesse. La solidità è frutto di lavoro collettivo, di movimenti sincronizzati e della disponibilità del gruppo a sacrificarsi. In Serie A, d’altronde, resta una legge non scritta: chi difende meglio è destinato a restare in alto.
Non è però solo “corto muso”. Questo Milan sa anche brillare. L’azione del terzo gol a Udine, finalizzata con potenza da Pulisic, è stata un concentrato di precisione tecnica, pulizia nei passaggi e forza fisica. Una manovra che avrebbe fatto rumore se fosse arrivata da una squadra “giochista”, e che invece è stata il simbolo di un gruppo in fiducia.
Il paradosso è che la squadra sta crescendo senza Rafael Leao, ancora ai box. Intanto Modric, Rabiot e lo stesso Pulisic hanno alzato il livello medio, dando certezze a chi li circonda. Allegri ridimensiona i meriti, dicendo di voler solo “fare meno danni possibili”, ma la sua impronta si vede. Non è più il Milan che lasciava rientrare in partita gli avversari, sprecando match già in pugno. A Udine si è vista cattiveria, concentrazione e la voglia di chiudere i conti.
Il percorso è appena iniziato, ma qualcosa è cambiato. Non c’è più la squadra fragile e discontinua, ma un gruppo con calma, qualità, forza e disciplina. Allegri lo ha detto: “Al Milan la normalità è vincere”. Per ora i rossoneri sembrano aver trovato proprio quella normalità tanto cercata. Con un muso che più che corto, oggi appare solido ma di qualità.
Capitolo Leao
“Vorrei ricordare anche Leao, che non è con noi da un po’, che abbiamo trovato come un professionista esemplare. Presto tornerà e saremo contenti”
Queste le dichiarazioni di Marco Landucci nel post-partita, dedicate a Rafael Leao. Parole semplici, ma nette, che suonano come una conferma del valore del giocatore più incisivo del Milan, insieme a Pulisic. Forse un passaggio utile anche a spegnere quelle critiche che da anni accompagnano il numero 10, spesso in modo ingiustificato.
La cosa sorprendente è che gli attacchi non arrivano soltanto dalle tifoserie rivali, ma spesso dalla nostra stessa piazza. Eppure Leao, al momento di firmare il rinnovo, non ha avuto esitazioni: nessuna tentazione di andarsene, nessuna incertezza. Ha voluto restare al Milan. È stato lui, negli ultimi anni, a regalarci alcune delle emozioni più forti, ed è doveroso non dimenticarlo.
Chi lo giudica per quello che non fa, sbaglia prospettiva. Leao non è un difensore e non lo diventerà mai: non è chiamato a rincorrere avversari per tutta la partita. Il suo patrimonio è un altro: fantasia, potenza, strappi che spaccano le difese. Certo, non può correre a ritmi folli per 90 minuti. E non lo diciamo per modo di dire: Leao raggiunge davvero i 40 km/h in campo. È naturale che debba rifiatare.
Spesso affronta raddoppi e talvolta addirittura triple marcature. Serve guardare con attenzione le partite per rendersene conto. E lui continua a sorridere, anche in quelle situazioni. È il suo modo di vivere il calcio: leggero, ma devastante. Non ricorda anche a voi un certo brasiliano con le treccine che illuminava i campi con un sorriso e con giocate fuori dal comune?
Le aspettative che lo circondano sono spesso esagerate, alimentate da chi pretende che ogni pallone diventi un capolavoro. Ma chi mastica calcio, chi conosce davvero questo sport, sa bene che Leao è già un fuoriclasse e che, come tutti, può avere giornate storte. Resta però un ragazzo serio, attento, dedito al lavoro, come ha confermato lo stesso Landucci.
E intanto viene facile immaginare cosa potrà succedere presto: i lanci millimetrici di Modric, o di chi per lui, che si aprono sulla corsa del numero 10, pronto a superare in velocità le difese e accendere San Siro.
Milan di Corto Muso? No e il bello deve ancora venire…
LEGGI ANCHE Milan, la classe non è acqua e il centrocampo rossonero ne ha tanta: l’analisi

