Paolo Condò commenta il futuro di Leao: l’attaccante rossonero resta fondamentale, ma il suo ritorno dipende solo dalla sua condizione.
Presente a Trento per il Festival dello Sport 2025, Paolo Condò, noto giornalista sportivo, ha rilasciato un’intervista esclusiva a Tuttomercatoweb.com, parlando della corsa scudetto e delle dinamiche del Milan.
Secondo Condò, la lotta per il titolo sarà aperta e imprevedibile:
“Delle prime sei o sette squadre non escludo nessuna. Milan e Roma sono partite molto bene, mentre la Fiorentina ha iniziato male rispetto alle aspettative. Se la sfida per lo scudetto sarà tra Napoli, Inter e Milan? Credo siano le tre squadre che hanno mostrato di poter competere. La Roma ha fatto molte cose per dimostrarlo e, se uno dei suoi attaccanti iniziasse a segnare con continuità, potrebbe diventare competitiva. La Juventus, invece, al momento è ancora un gran casino: penso debba cedere un centravanti a gennaio e prendere un centrocampista per equilibrare la rosa”.
Condò sul destino Leao
Parlando del futuro di Dusan Vlahovic e Rafael Leao, Condò ha aggiunto considerazioni importanti: “Credo che la Juventus cercherà di cedere Vlahovic. Se può andare al Milan? No, probabilmente andrà all’estero. Il Milan penso resterà così com’è, altrimenti non avrebbe preso Nkunku. Allegri gioca con due giocatori offensivi, quindi quattro giocatori gli bastano”.
Sul recupero di Leao, il giornalista è chiaro: “Se Leao sarà recuperato da Allegri? Non lo so, non dipende dall’allenatore ma da Leao stesso. Col passare degli anni le possibilità diminuiscono, è una questione personale del giocatore, della sua condizione e della sua gestione fisica”.
Le parole di Condò evidenziano come il Milan, pur avendo una rosa competitiva, dipenda anche dalla forma e dal recupero dei propri talenti. La squadra di Allegri, con Leao e gli altri giocatori offensivi, resta tra le candidate principali per la lotta scudetto, ma la gestione dei singoli sarà determinante per mantenere la leadership in Serie A.
Milan, futuro Rafael Leao incerto: le parole di Paolo Condò
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