Milan, Ravezzani: “Mano in faccia = rigore inevitabile?” Quando un difensore alza la mano verso il volto dell’attaccante col solo scopo di impedirgli di giocare, secondo Fabio Ravezzani non ci sono dubbi: “fai sempre fallo”, e se l’episodio accade in area, allora diventa rigore inevitabile.
In un’analisi netta e provocatoria, Ravezzani richiama l’attenzione sulla soglia interpretativa: non basta contestare l’azione; conta l’intenzionalità. Se il gesto non è casuale, ma progettato per bloccare – “una mano in faccia con proposito” –, il fallo è da fischiare. E in area, il VAR o l’arbitro non possono esimersi dall’intervenire.
Il tema è particolarmente scottante per il Milan, che si trova spesso coinvolto in episodi al limite: contatti “grigi” che cambiano esito alle partite. Ravezzani invita a stabilire criteri chiari: la regola dell’“ampiezza del braccio” da sola non basta. Serve che l’arbitro – e il VAR – valutino intenzione, gesto e contesto.
Non è una questione solo tattica, ma un principio di giustizia sportiva. Se ogni tocco in faccia diventa potenzialmente rigore, il rischio è aprire la porta all’abuso: proteste costanti, dinamiche esasperate, simulazioni latenti. Eppure, per Ravezzani, la chiave sta nella linea retta dell’azione: quando la mano serve a fermare e non a proteggersi, l’intervento è d’obbligo.
Per il Milan che in questo campionato cerca stabilità, etica del rigore e equilibrio tra attacco e difesa, la provocazione di Ravezzani è un monito: non restare impassibile quando una mano cambia la storia di una partita. Milan, Ravezzani: “Mano in faccia = rigore inevitabile?”
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