IL SILENZIO CHE FA PAURA – Un Milan come quello visto nell’ultimo periodo non può lasciare indifferente una proprietà che, nel bene o nel male, ha investito cifre enormi nel club. Per crescere come brand e consolidarsi ai vertici del calcio europeo, però, serve inevitabilmente una crescita anche sul piano sportivo. E il Milan della stagione 2024/2025, così come quello mostrato in quest’ultimo scorcio di campionato, è apparso ben lontano dagli standard richiesti.
Una situazione che non può che generare irritazione all’interno della proprietà. Se lo scorso anno gran parte della contestazione era rivolta direttamente a Gerry Cardinale, dodici mesi dopo la percezione dell’ambiente rossonero sembra cambiata. La consapevolezza maturata tra i tifosi è che molte delle decisioni più discusse non siano state prese Gerry Cardinale, numero uno di RedBird Capital Partners, bensì dall’attuale amministratore delegato Giorgio Furlani.
Durante Milan-Atalanta è arrivata l’esternazione più forte e, allo stesso tempo, più pacifica possibile da parte del tifo organizzato. Un distacco evidente, rumoroso anche nel silenzio, che racconta meglio di qualsiasi coro il clima che oggi si respira attorno al Milan.
Negli ultimi mesi, Giorgio Furlani è diventato il simbolo di una gestione che una parte crescente della tifoseria considera distante dalla storia e dalle esigenze del club. Le contestazioni non nascono soltanto dai risultati, ma soprattutto dalla sensazione che il Milan abbia progressivamente perso identità sportiva e visione tecnica. Alcune scelte di mercato degli ultimi anni, tra investimenti poco incisivi, scommesse fallite e operazioni prive di continuità progettuale, hanno alimentato ulteriormente la frattura tra società e ambiente rossonero.
Il problema, infatti, non è soltanto aver sbagliato acquisti. Nel calcio gli errori fanno parte del gioco. Ciò che oggi viene contestato è la mancanza di una direzione chiara, di una leadership riconoscibile e della capacità di comprendere il peso emotivo e culturale che il Milan rappresenta per la propria tifoseria.
Milan, contestazione totale a San Siro
San Siro può accettare le sconfitte, o, più correttamente, le mancate vittorie, ma difficilmente perdona la sensazione di assistere a una squadra costruita senza anima, senza appartenenza e senza ambizione reale. Le proteste del tifo organizzato all’inizio di Milan-Atalanta e il silenzio assordante della Curva Sud, uscita all’inizio della ripresa sullo 0-2 per la Dea, sono state molto più di una semplice contestazione. Sono state un monito. Perché quando viene meno la passione, tutto il castello rischia di crollare. Le proteste passano, la disaffezione resta. Ed è lì che iniziano i problemi più grandi.

