GONçALO RAMOS – Gonçalo Ramos guarda già oltre i numeri personali. Il nuovo centravanti del Milan, intervistato da DAZN in vista della sfida contro la Juventus, ha raccontato ambizioni, mentalità e obiettivi della sua nuova avventura in rossonero.
Dal peso della maglia numero 9 al rapporto con Ruben Amorim, passando per il primo gol a San Siro e il legame con la famiglia: Ramos ha affrontato diversi temi, ribadendo soprattutto un concetto molto chiaro. Per lui viene prima il successo della squadra, con lo Scudetto indicato come il vero obiettivo stagionale.
Gonçalo Ramos: “Sono qui per fare la storia del Milan”
“Sono qui per fare la storia del Milan, così come chiunque venga qui: vogliamo fare la storia in prima persona. Il Milan è già la storia, noi vogliamo renderla migliore e conquistare altri trofei, più vittorie e tutto il resto”.
Il prezzo del trasferimento: “Conta la fiducia del club”
“Non penso tanto al prezzo con cui sono stato pagato ma piuttosto alla fiducia che il club ha riposto in me. Per me è un buon segno che abbiano pagato tanto per me, significa che credono in me: si fidano di me. Perciò devo dimostrare il mio valore e aiutare il club a vincere. È motivazione e pressione, ma una pressione positiva. Non penso ci sia una soluzione per gestire la pressione: chiunque si trovi in questa situazione la sente e dipende anche dalla persona. A me piace molto la pressione, sono momenti positivi e importanti: non c’è pressione in momenti che non contano nulla. Ti alleni ogni settimana e ogni giorno ma nell’allenamento non c’è la pressione: puoi sbagliare, puoi migliorare… Ma quando arrivi in partita c’è la pressione e a me piace molto: è un buon segno perché significa che stai facendo qualcosa di importante e che puoi fare qualcosa di importante”.
“Il mio lavoro è segnare, ma non devo farmi condizionare dagli errori”
“Ho l’arroganza di voler segnare? Mi piace pensarla così: il mio lavoro è segnare ma questo dimostra anche la mia mentalità e il modo in cui lavoro ogni giorno, non solo nella partita. Cerco di fare tutto nel modo giusto per essere più vicino possibile al gol e ovviamente non è una bella sensazione sbagliare i gol: nessuno vuole sbagliare ma è importante gestire questa situazione perché se dopo che sbagli un gol nei primi minuti, non puoi aiutare la squadra o segnare il gol dell’1-0, non puoi essere importante. Se lasci che queste cose ti colpiscono, credo che finisce già la tua partita”.
La mentalità vincente: “Voglio trasmetterla alla squadra”
“Credo di essere già un calciatore esperto perché ho imparato molto dai calciatori con cui ho giocato nella mia carriera: in Nazionale, al Benfica e a Parigi. Anche qui sto ancora imparando ogni giorno. Ho già vinto alcuni trofei, anche molto importanti: è un bene che io possa portare un po’ della mentalità vincente alla squadra. Il modo migliore per farlo è lavorare duramente e ogni giorno, così diventa contagioso: voglio provare a farlo”.
Il primo gol a San Siro: “Una sensazione fantastica”
“È stata una sensazione fantastica segnare in casa, sentire i tifosi e la magia dello stadio. È stato bello anche mostrare un po’ di me stesso: hanno potuto vedermi al lavoro e segnare un gol, bello passare questo messaggio ai tifosi e sentire il loro sostegno”.
L’obiettivo è lo Scudetto: “Non mi interessano i gol”
“Per me sarà una stagione positiva se vinciamo lo Scudetto, non mi interessa dei gol. Se vinciamo lo Scudetto è una stagione positiva. Se ne segno 100 e arriviamo settimi non serve a nulla. Voglio vincere più di segnare i gol: per me è la cosa più importante, anche se non segno così tanto”.
Il primo ricordo del Milan: “Era il club preferito di mio padre”
“Non ho un primo vero ricordo del Milan, ma da piccolo mio padre mi parlava sempre del Milan. Era il suo club preferito, è cresciuto guardando il Milan vincere tutto e il suo sogno era giocare al Milan un giorno. Per me il ricordo è stato mio padre che mi parlava del club, non una partita o un gol in particolare”.
Il rapporto con il padre: “È il mio allenatore nella vita”
“Ogni volta che gioco parlo sempre con mio padre, è la prima persona con cui parlo dopo una partita per vedere cosa posso migliorare e cosa ho fatto bene e male. È il mio allenatore nella vita, mi capisco molto e ho imparato tanto da lui. È bello averlo al mio fianco perché mi dice solo la verità e vuole aiutare: non mi dice le cose positive solo per farmi stare bene. Vuole mettermi sempre nella giusta strada. Il suo miglior consiglio? Non ce ne è uno in particolare ma credo che sia tutto quello che mi dice ogni giorno, dopo ogni partita, parlandomi delle cose che posso migliorare”.
La famiglia: “Mi aiuta a staccare dal calcio”
“La famiglia è importantissima per me: ci sono sempre, mi aiutano a staccare un po’ dal calcio perché è importante godersi un po’ di tempo con i propri cari, stare con loro e fare qualcosa con loro. Pensare ogni giorno all’allenamento e al calcio non credo sia salutare, quindi ho bisogno di godermi il tempo con la mia famiglia. Loro sono con me nei momenti negativi e positivi. È bello avere questa stabilità nella mia vita. Io credo che mio figlio si ricorderà solo del Milan perché è troppo piccolo per ricordarsi di Parigi o di quello che è successo con la Nazionale fin qui: inizierà a ricordarsi da adesso”.
Dagli inizi al Milan: “A due anni avevo già il pallone tra i piedi”
“Sin da quando ho memoria ho sempre avuto un pallone da calcio tra i piedi, giocando sin da quando avevo due anni. A quattro anni ho iniziato in una squadra che si chiamava Olhanense ad Algarve. Mi ricordo il mio primo allenamento: non avevano neanche una squadra per me e dovevo giocare con i bambini di due anni più grandi di me”.
Il percorso: “A undici anni è stato difficile andare via da casa”
“Penso che andare a vivere da solo a undici o dodici anni è stato difficile. Non mi immaginavo di andare via senza la mia famiglia, nemmeno i miei genitori credevano che sarei stato lontano così a lungo. È stato difficile nei primi sei mesi ma dopodiché insegui i tuoi sogni, giochi, ti alleni, stai con i tuoi compagni ogni giorno. La parte più difficile sono stati i primi mesi ma dopo quelli ero pronto e non pensi più di lasciare questo sogno. Il mio sogno è vincere tante cose con il Milan e aiutare il club a tornare a vincere un po’ di titoli, fare un po’ di magie con i miei compagni”.
La maglia numero 9: “È un onore indossarla”
“Tutti mi hanno parlato della maledizione della maglia ma non penso molto a questo. Olivier Giroud ha giocato qua poco tempo fa e non è stato condizionato. Per me è un onore vestire il numero 9 del Milan, è una maglia pesante. Mi piace molto indossarla e spero di segnare tanti gol”.
Il rapporto con Amorim: “Un momento che ricorderò per sempre”
“Quando Amorim mi ha chiamato mi ha detto che contava su di me e che se fossi venuto qua sarei stato importante per il progetto. Mi ha detto che potevo aiutare il Milan con gol. Mi ha chiamato quando ero al Mondiale, a luglio. Sono andato in camera e abbiamo parlato: è stato molto facile. Un momento che ricorderò per sempre”.
I compagni: “È facile stare nel nostro spogliatoio”
“Il rapporto migliore lo avevo con Rafa ma ora è andato in un altro club. In generale mi trovo bene con tutti, abbiamo un sacco di giocatori nello spogliatoio che parlano francese e poi c’è anche Diego Moreira che parla con me in portoghese. C’è Mario Gila con cui parliamo spagnolo. Anche con Chukwueze mi trovo bene ma in generale parlo con tutti, è facile stare nel nostro spogliatoio e nella nostra squadra”.
Pistolero o Stregone? Ramos ha già scelto
“Preferisco il Pistolero. Mi chiamavano lo Stregone quando ero più giovane nelle giovanili del Benfica ed era un piccolo scherzo con le persone che c’erano lì”.
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