Milan- Ai nostri microfoni è intervenuto in esclusiva Fulvio Collovati. Con lui abbiamo analizzato il momento dei rossoneri, dai problemi di approccio alle gare fino ai limiti tattici del centrocampo, senza tralasciare una riflessione sul calcio moderno e sulle proprietà di oggi rispetto ai grandi patron del passato. Ecco le sue parole.
Cosa ne pensa della prestazione di ieri sera?
Se parliamo della prestazione, non è stata certamente positiva, anzi: è stata molto deludente. Detto questo, quando giochi in un periodo in cui ti va tutto contro, vai subito in svantaggio e poi il tuo portiere viene espulso, diventa una partita difficile da recuperare. Soprattutto su un campo inglese: oggi in Premier League, anche se giochi contro il Bournemouth — con tutto il rispetto per una squadra che va assolutamente rispettata — non è mai semplice. Non dico che ci siano tutte le attenuanti, perché il Milan deve assolutamente cambiare. Non il modo di giocare, ma l’approccio alla gara. Lo ha fatto così anche con la Lazio: è proprio l’approccio mentale che è sbagliato
Differenza del Milan in casa o in trasferta, quanto è importante giocare nel proprio stadio con i propri tifosi?
Avendo giocato nel Genoa e nella Roma, so bene che in casa tutti i calciatori hanno uno spirito e una mentalità diversa, trascinati dal pubblico. C’è quella spinta in più: sai che ci sono 70-80.000 persone sugli spalti che non vuoi deludere. Però il vero giocatore — prima ancora che la squadra — deve dimostrare la propria personalità soprattutto in trasferta. Anche perché il campionato non si gioca certo con 40 partite in casa.
Cosa ne pensa della difesa del Milan, i rossoneri hanno qualche problema nel reparto difensivo?
Io penso che il problema del Milan non sia la difesa. Fondamentalmente ha buoni giocatori come Bartesaghi, Pavlovic, De Winter e Gila. Non parliamo di fuoriclasse assoluti, ma di elementi validi.
Secondo me il problema vero è a centrocampo: non puoi pensare di affidarti a un Modrić quarantenne o puntare tutto su Musah e Jashari. Il Milan deve alzare la qualità in mezzo al campo. Di conseguenza, anche l’attacco finisce per dipendere da quello: gli attaccanti ricevono palloni solo se gli esterni e i centrocampisti glieli servono. Moreira mi sembrava un buon acquisto, Pulisic è un ottimo giocatore, mentre Loftus-Cheek finora è stato un po’ deludente. Mancano centrocampisti d’inserimento e di protezione: secondo me devono migliorare proprio lì.
Cosa ne pensa di Cisse? Può fare la prima punta come visto ieri?
Cisse è un buon giocatore, però ieri — anche se non è tutta colpa sua — come ‘falso nove’ proprio non ce lo vedo. Il suo ruolo è l’esterno, dove può puntare l’uomo. Quando giochi da centrale è difficile puntare l’avversario: i centravanti non puntano, i centravanti devono fare da sponda e concludere l’azione. L’esterno invece riceve palla largo e ha tutto lo spazio per puntare l’uomo. Quel lavoro di sponda e di finalizzazione deve farlo una prima punta vera come Ramos. Per questo il Milan a gennaio deve trovare un’alternativa di ruolo davanti e rinforzarsi a centrocampo, tutto qui.
Come giudica la società?
Io sono legato ai presidenti di una volta, e non parlo solo del Milan ma in generale: penso a Berlusconi, a Moratti, i Viola della Roma. Il motivo è semplice: erano presenti al campo quasi tutti i giorni. Il calciatore ha bisogno di un punto di riferimento forte. Il direttore sportivo o il direttore generale possono esserlo fino a un certo punto, ma quando hai la figura del presidente che viene a vedere gli allenamenti e vive la squadra, il carisma che trasmette fa tutta la differenza del mondo. Ecco perché queste nuove proprietà straniere o gestite da fondi non mi entusiasmano, ma è un discorso generale, dato che ormai il calcio sta andando quasi tutto in quella direzione.
LEGGI ANCHE: Milan, buone notizie da Milanello su Ramos: gli aggiornamenti in vista dell’Udinese

