Milan- Alla vigilia della sfida contro il Ferencváros, Rúben Amorim era stato estremamente chiaro con il suo Milan: adagiarsi sulla vittoria ottenuta nel derby contro l’Inter significa ragionare con una mentalità da piccola squadra. Il Diavolo ha l’obbligo di scendere in campo con la medesima determinazione in tutte le competizioni e cercare di vincere ogni singola partita. Una premessa rimasta del tutto inascoltata a San Siro, dove i rossoneri sono andati incontro alla terza sconfitta su quattro gare di Europa League.
C’è un divario atletico e caratteriale disarmante emerso sul prato di San Siro: la formazione ungherese ha corso il doppio rispetto a un Milan spento per tutti i novanta minuti. L’allarme lanciato alla vigilia da Amorim non è servito a scuotere il gruppo, protagonista di una prestazione priva di risposte mentali.
Le dichiarazioni dell’allenatore nel post-partita
Non ci sono scuse. Quando hai la maglia del Milan hai delle responsabilità e non puoi presentarti così. Dobbiamo essere pronti, ora non lo siamo, per giocare e vincere ogni tre giorni. Non siamo stati in partita.
Un problema di continuità che va oltre le scelte di formazione
La dimostrazione di come il passaggio a vuoto non possa essere ridotto a una semplice questione di seconde linee. Il Milan aveva le carte in regola per imporsi anche con la formazione schierata dal primo minuto, ma è entrato in campo privo di cattiveria agonistica, commettendo errori banali e mostrando zero voglia di lottare su ogni pallone. C’è un cantiere ancora ampiamente aperto nell’universo rossonero. Amorim aveva avvisato la squadra prima del fischio d’inizio, ma il gruppo non ha risposto sul campo: in questo momento il limite più grande della rosa risiede proprio nell’incapacità di trovare la continuità necessaria per lavorare con serenità e competere ai massimi livelli.
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