In questa intervista esclusiva per La Gazzetta dello Sport, Umberto Gandini ripercorre i suoi 23 anni al Milan, svelando aneddoti inediti sulle trattative più iconiche, il rapporto con Berlusconi e Galliani, e il progetto Superlega. Dall’affare Ibrahimović alla strategia per Beckham, fino alle intuizioni tattiche di Berlusconi e alle divergenze con l’Uefa, Gandini offre uno sguardo privilegiato su un’epoca irripetibile del calcio italiano. E sul futuro? Il richiamo del pallone è sempre forte.
Gandini: Dai primi passi nel Milan a uomo chiave della società
Nel 1993, Umberto Gandini viene chiamato da Adriano Galliani a entrare nel Milan, dopo aver lavorato in Mediaset per l’acquisizione dei diritti TV. Per 23 anni è stato una figura centrale nella gestione internazionale del club, contribuendo a creare la potente macchina organizzativa rossonera.
«Nel 2003 la grande rivalità era tra Juve e Milan. Mi chiesero chi apprezzassi tra i rivali e risposi: Umberto Gandini, efficientissimo dirigente internazionale», disse all’epoca l’amministratore delegato bianconero Antonio Giraudo.
Le trattative di Gandini più difficili: Ibrahimović, Beckham e il fiuto di Galliani
Gandini ha vissuto da protagonista alcuni dei trasferimenti più iconici della storia recente del Milan. Tra questi, l’affare per portare Zlatan Ibrahimović dal Barcellona.
«Trovammo l’accordo con il presidente Rosell, ma bisognava convincere lui. Galliani mi disse: “Torna a casa, ci penso io”».
Alla fine, il dirigente rossonero riuscì a far cedere il campione svedese.
Ancora più singolare fu la trattativa per David Beckham:
«Per il primo prestito, i Galaxy pretesero un assegno circolare in mano al loro avvocato. Niente bonifici. Galliani non si capacitava».
Berlusconi e Ancelotti: l’idea geniale (o folle) sui calci d’angolo
Silvio Berlusconi non era solo il proprietario del Milan, ma un presidente che amava partecipare attivamente alle decisioni tattiche. Una volta propose ad Ancelotti una strategia innovativa per i calci d’angolo.
«Voleva che tutti i giocatori stessero fuori area fino al momento in cui la palla partiva, così i difensori avversari non avrebbero saputo chi marcare. Ancelotti gli rispose: “Presidente, ci abbiamo provato, ma non funziona”».
La Superlega e il progetto Gandalf: quando il Milan voleva cambiare la Champions
Il Milan è sempre stato in prima linea nelle grandi riforme calcistiche. Già nel 2000, con il progetto Gandalf, il club studiava un’alternativa alla Champions League.
«Dietro c’eravamo noi, il Real Madrid e altri. Non volevamo uscire dal sistema, ma negoziavamo da una posizione di forza. Anche nel 2016 ci fu un incontro segreto a Zurigo con l’Uefa, che portò alla Champions 4×4».
Ma Gandini prende le distanze dall’attuale Superlega:
«Non è la soluzione. Pensavano di avere tutto pronto – arbitri, calendario, strutture – ma non sapevano niente».
Boban e Ronaldinho: due opposti nello spogliatoio secondo Gandini
Nel suo lungo periodo al Milan, Gandini ha conosciuto grandi campioni, tra cui due personalità agli antipodi: Zvonimir Boban e Ronaldinho.
«Boban era un uomo di cultura, viveva in un palazzo d’epoca con una biblioteca storica. Era appassionato di Storia e ha dimostrato di essere un dirigente senza compromessi».
L’opposto di Ronaldinho, genio e sregolatezza:
«Organizzava sempre feste con la comunità brasiliana di Milano, faceva notte e poi si presentava a Milanello. Un giorno arrivò con la divisa dell’anno prima. Lo mandammo a farsi un po’ di massaggi e lo trovammo che dormiva nella vasca del ghiaccio».
Il futuro di Gandini: tornerà nel calcio?
Dopo l’esperienza alla Roma, Gandini è oggi presidente della Lega Basket. Ma l’ipotesi di un ritorno nel calcio è tutt’altro che remota.
«Il richiamo del pallone è forte», ammette.

