Ruud Gullit, icona del Milan e del calcio mondiale, ha analizzato il momento rossonero in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport. L’olandese ha espresso forti perplessità sulla direzione presa dalla squadra di Pioli, paragonandola al Chelsea per la confusione tattica e l’assenza di una filosofia chiara.
“Mi ricorda il Chelsea, un’altra squadra che è un enigma. Il Milan ha una rosa forte, soprattutto dopo il mercato di gennaio, ma non ha trovato una direzione precisa. Dopo la Supercoppa sembrava aver risolto i suoi problemi, invece quella vittoria non ha dato certezze.”
L’ex Pallone d’Oro sottolinea che la qualità della rosa non è in discussione, ma senza una struttura solida e un’idea di gioco definita, i risultati non arrivano.
Gullit: “Il successo non si compra, serve una filosofia di gioco”
Gullit è convinto che il Milan debba prendere esempio da club come PSG e Liverpool, che hanno costruito il loro successo su basi solide piuttosto che su investimenti casuali.
“Guardate il PSG: ha smesso di comprare solo stelle e ha costruito un progetto con Luis Enrique, dando spazio ai giovani e creando un’identità precisa. Il Liverpool ha fatto lo stesso: dopo Klopp ha scelto un allenatore con la stessa filosofia, e ora Slot sta dominando la Premier.”
Secondo Gullit, il Milan deve riscoprire il suo DNA e costruire un progetto chiaro, senza inseguire successi immediati con acquisti senza una logica ben definita.
Serve un tecnico come Conte o Allegri? “Prima va chiarita l’identità”
Quando gli viene chiesto se il Milan abbia bisogno di un allenatore di grande esperienza come Antonio Conte o Massimiliano Allegri, Gullit evita di fare nomi ma pone l’accento sulla necessità di una scelta coerente con la filosofia del club.
“Non è solo una questione di nomi. Serve un tecnico che si adatti all’identità del Milan, ma prima di tutto va chiarito quale sia questa identità. L’Inter ha un sistema ben definito, un allenatore che lo interpreta alla perfezione e giocatori adatti a quel tipo di calcio. Il Milan deve fare lo stesso.”
Un’affermazione che sembra una critica alla gestione attuale, con una squadra che ha qualità individuali ma che non ha ancora trovato una vera identità di gioco.
Reijnders, una crescita da top player
Uno dei pochi punti positivi per Gullit è la crescita di Tijjani Reijnders, connazionale che sta diventando un elemento fondamentale per i rossoneri.
“Le sue ultime stagioni sono state incredibili. Lo seguo dai tempi delle giovanili all’AZ Alkmaar e sono molto orgoglioso di come è cresciuto. Sta diventando un top player a livello mondiale.”
Reijnders si è imposto come uno dei migliori centrocampisti del Milan, mostrando continuità, qualità tecniche e capacità di inserimento. Per Gullit, il suo percorso è un esempio di come il Milan dovrebbe investire su giocatori con una crescita programmata e un ruolo ben definito in squadra.
Napoli-Milan, Gullit ricorda la storica vittoria del 1988
Gullit ha poi rievocato la storica sfida contro il Napoli del 1988, quando il Milan vinse al San Paolo, conquistando uno scudetto che sembrava impossibile.
“Fu un’esperienza incredibile. Quando arrivammo a Napoli, c’era un’atmosfera surreale. Noi giocatori e lo staff eravamo su un aereo, mentre su un altro c’erano le guardie del corpo e… il cibo! Avevamo paura che qualcuno potesse avvelenarci, così solo loro potevano toccarlo.”
La partita fu durissima, con un’accoglienza infuocata da parte dei tifosi partenopei.
“Quando il pullman ci portava allo stadio, ci tirarono di tutto: arance, pietre, qualsiasi cosa avessero a portata di mano. Era una bolgia incredibile.”
Ma il Milan riuscì comunque a vincere quella sfida, con un risultato che segnò la storia del club.
“Nonostante la tensione, giocammo alla grande e vincemmo. Il pubblico napoletano, a fine partita, ci applaudì. È stato uno dei momenti più incredibili della mia carriera.”
Gullit:“Sfidare Maradona? Un’emozione unica”
Giocare contro il Napoli significava affrontare Diego Armando Maradona, un’esperienza che per Gullit è stata elettrizzante.
“Diego era un campione immenso, affrontarlo era una sfida incredibile. Il suo talento era qualcosa di magico, e quel Napoli era una squadra fortissima.”
Nonostante la rivalità in campo, l’olandese conserva un grande rispetto per il fuoriclasse argentino e per i tifosi napoletani, che dopo quella sconfitta seppero riconoscere la superiorità del Milan.
Il Pallone d’Oro dedicato a Mandela
Tra i ricordi più emozionanti legati al Napoli, Gullit ha citato anche la consegna del Pallone d’Oro, avvenuta proprio nella gara d’andata contro i partenopei.
“Per anni avevo sostenuto in silenzio la lotta contro l’apartheid. Quando vinsi il Pallone d’Oro, decisi di dedicarlo a Nelson Mandela, che era ancora in carcere. In Italia in pochi sapevano chi fosse, ma per me era importante dare un segnale.”
Quando finalmente Gullit incontrò Mandela, l’ex leader sudafricano gli confessò di aver temuto per lui.
“Mi disse che aveva paura che subissi conseguenze per quella dedica. È stato un momento emozionante che non dimenticherò mai.”
“Milan fuori dalla Champions? Sarebbe un disastro”
Gullit ha concluso la sua intervista parlando del rischio che il Milan possa restare fuori dalla prossima Champions League, sottolineando quanto sarebbe grave per il club.
“Non qualificarsi sarebbe una tragedia sportiva. Il Milan è in ritardo, la rincorsa sarà difficile, ma deve dare tutto fino alla fine. Non può permettersi di restare fuori dalla Champions.”
Un monito chiaro per la società e la squadra: senza un’identità e un progetto solido, il Milan rischia di perdere la sua posizione nell’élite del calcio europeo.
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