Josè Altafini critica duramente la cessione di San Siro, passato da poco nelle mani di Inter e Milan
Con la cessione dello stadio di San Siro ad Inter e Milan la città di Milano cambia definitivamente pagina. Le due società potranno procedere con la demolizione dell’impianto per dare vita ad un nuovo progetto da tutti considerato più moderno ed innovativo.
In una lunga intervista rilasciata a Il Giornale, Josè Altafini, storico attaccante del Milan degli anni 60, ha detto la sua sulla decisione della giunta comunale e di come tale cambiamento gli susciti dei sentimenti di amarezza e delusione.
L’intervista di Altafini sulla vendita di San Siro

Sulla cessione dello stadio: “Provo tristezza, i teatri di un tempo magnifico, fette di vita, ricordi, gol, folla, cartoline stracciate. È davvero incredibile che due società storiche, riconosciute nel mondo per le loro vittorie internazionali, non abbiano un proprio stadio. Questa storia aggiunge rabbia alla tristezza. Per me San Siro resta lo stadio più bello del mondo per assistere ad una partita di calcio. In campo senti il pubblico vicino, hai addosso l’urlo della folla però il terreno di gioco è stato sempre brutto con la porta del freddo, alla destra delle tribune, quell’area coperta di segatura ma sotto c’era il ghiaccio, usavamo tacchetti chiodati, una volta Cesare Maldini si ferì profondamente al polpaccio, diciotto punti di sutura dopo un contrasto di gioco”.
Il calcio moderno secondo Altafini: “C’è una cosa che non tollero, i calciatori che entrano in campo e pregano, magari rivolti verso la tribuna. Lo facciano nello spogliatoio, in silenzio, lontano dalla gente, il torero non prega mai nell’arena. Io ho un santo protettore, non ha un nome, non lo conosco ma so che c’è, mi segue, mi ha aiutato nei momenti difficili, è il mio spirito guida”.
Altafini sulla cessione di San Siro: “Provo rabbia e tristezza”
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