Biasin: “Milan, la maledizione del numero 9 dieci anni di errori, attese e promesse mancate”
Nel suo ultimo editoriale su TMW, Fabrizio Biasin ha centrato un nervo scoperto del Milan: il ruolo del centravanti. Un tema antico, ciclico, quasi ossessivo per un club che della figura del “nove” ha costruito la propria leggenda — da Nordahl a Van Basten, da Inzaghi a Shevchenko. Oggi, però, quella tradizione sembra essersi inceppata, trasformandosi in un tabù.
Bartesaghi, il “mezzo errore” di Allegri
Biasin parte da un’osservazione precisa: la gestione di Bartesaghi. Secondo lui, Allegri — fin qui impeccabile — potrebbe aver sbagliato una scelta contro il Parma, preferendo Estupiñan al giovane terzino:
“Bartesaghi è il futuro in quel ruolo, ma forse già il presente.”
Una riflessione lucida, che va oltre il singolo episodio. Il Milan di Allegri vive un paradosso: tra certezze esperte che arrancano e giovani che scalpitano, il confine tra presente e futuro è diventato sfocato.
Il problema eterno: il centravanti
Ma il vero nodo dell’editoriale è il centravanti, un fantasma che aleggia da anni sopra Milanello. Biasin lo dice chiaramente: “Siamo fermi a Carlos Bacca.”
Dal colombiano in poi, solo una sfilza di tentativi malriusciti, investimenti sbagliati e scommesse perse.
Scorrendo la cronologia, il dato è impietoso:
- Balotelli (2013-2015): luci e ombre, ma almeno doppia cifra.
- Bacca (2015-2017): ultimo centravanti “funzionale”, 18 gol al primo anno.
- Poi il buio: André Silva, Kalinić, Piatek, Morata, Gimenez — tutti passaggi intermedi, mai un riferimento stabile, mai una certezza.
In sintesi: il Milan da dieci anni non trova un centravanti su cui costruire un ciclo vincente.
“Mai oltre i 35 milioni”: l’errore sistemico
Un altro punto sollevato da Biasin è economico ma anche identitario. Il club, negli ultimi dieci anni, non ha mai investito oltre i 35 milioni per un centravanti.
Una soglia che, nel calcio moderno, è quasi sinonimo di compromesso: troppo per una scommessa, troppo poco per un campione.
Il risultato? Operazioni mediocri, giocatori senza leadership, e un ruolo chiave trattato come una pedina qualsiasi.
La verità è che nessuna grande squadra vince senza un grande “9”. E il Milan, pur migliorato nella gestione e nella mentalità, resta incompiuto senza un bomber vero.
Gennaio: niente sogni, serve funzionalità
Il messaggio finale è chiaro: a gennaio arriverà un attaccante, ma non sarà una star. Dimentichiamoci Jonathan David o Lewandowski. Servirà un profilo funzionale, uno che si integri nel sistema Allegri, anche senza fuochi d’artificio.
Per i “colpi veri” bisognerà aspettare l’estate, quando — parole di Biasin — “forse verranno messi soldi veri su un attaccante che risponda poi con i gol.”
Conclusione: una lezione lunga dieci anni
Dieci anni di tentativi, prestiti, rimpianti e piccoli lampi. Il Milan, che nel suo DNA ha sempre avuto il centravanti come simbolo, oggi vive di equilibrio e di idee, ma non di gol.
Il futuro passa da lì — da una punta che non sia solo un numero, ma un’anima.
Forse è il momento, dopo dieci anni, di rompere davvero il cerchio.
Biasin: “Milan, la maledizione del numero 9 dieci anni di errori, attese e promesse mancate”
LEGGI ANCHE: Milan, i personaggi che hanno fatto la storia: Serginho

