Caso Capello: chiarimento sulle frasi shock contro gli arbitri
Il caso Fabio Capello scuote il mondo del calcio a poche ore dalla ripresa del campionato. Le dichiarazioni rilasciate dall’ex tecnico rossonero al quotidiano spagnolo Marca hanno sollevato un polverone mediatico, costringendo “Don Fabio” a una precisazione ufficiale per spegnere l’incendio scoppiato attorno a una parola pesantissima: “mafia”.
Ecco l’analisi di quanto accaduto e i chiarimenti dell’ex allenatore:
🎙️ CASO CAPELLO | “Arbitri? Usato termine ‘mafia’ per descrivere un sistema chiuso”
Tutto nasce da una critica tecnica di Capello sulla gestione del VAR e sulla mancanza di sensibilità calcistica da parte di chi non ha mai calcato il campo da gioco.
⚠️ La frase incriminata
Nell’intervista a Marca, Capello era stato durissimo: “Gli arbitri sono una mafia. Non vogliono servirsi di ex giocatori per il VAR… prendono decisioni non corrette perché non conoscono i movimenti del calcio. Se io misuro 1,90 e l’altro 1,75, il mio braccio è all’altezza della sua faccia, perché fischi?”.
🔍 La precisazione di Don Fabio
Davanti al rischio di provvedimenti e alle polemiche, Capello ha diffuso una nota ufficiale per chiarire il senso delle sue parole:
- Organizzazione chiusa: Il termine “mafia” è stato usato solo per descrivere una classe arbitrale che opera come un’organizzazione estremamente chiusa, che raramente accetta il confronto esterno e non vuole integrare ex sportivi nelle “sale VAR”.
- Rispetto per la categoria: Capello ha rinnovato il suo rispetto per la professionalità degli arbitri italiani, rammaricandosi per come una frase “decontestualizzata” sia stata strumentalizzata.
📋 L’Analisi della Redazione: Una critica al “Palazzo”
Al netto del termine infelice, la sostanza della critica di Capello tocca un tasto dolente del calcio moderno. L’ex allenatore del Milan chiede da tempo che nel processo decisionale del VAR entrino ex calciatori, capaci di distinguere un fallo reale da un contatto fortuito o da una simulazione. Per Capello, l’arbitraggio attuale è troppo “meccanico” e poco sensibile alle dinamiche fisiche del gioco, un tema caro anche a molti allenatori di oggi, Allegri in primis, che spesso invocano più tolleranza nei contatti di gioco.
Caso Capello: chiarimento sulle frasi shock contro gli arbitri
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