Donadoni e un’assenza inspiegabile dal calcio italiano
Roberto Donadoni, 61 anni, è una leggenda rossonera e un tecnico di spessore, eppure dal 2021 è scomparso dalle panchine italiane. Nell’intervista concessa a Corriere dello Sport, l’ex ct della Nazionale parla della sua inattività e dell’amarezza di non poter trasmettere il suo sapere ai giovani talenti.
“Ci sono situazioni che non posso governare, mi spiace di non poter lavorare con i giovani, di non provare il gusto di migliorarli, di farli crescere. Il sapore del risultato mi manca.”
Il sogno mai realizzato di Donadoni: allenare il Milan
Il legame tra Donadoni e il Milan è profondo, quasi naturale. Eppure, nonostante gli anni di militanza da giocatore e il suo prestigio, il club non gli ha mai dato una possibilità da allenatore.
“Ci sono passati Leonardo, Inzaghi, Seedorf, Brocchi, Gattuso con l’altra gestione… Io no. Galliani diceva che era Berlusconi a decidere, Berlusconi mi disse che era Galliani a non volermi. Non sono mai entrato nelle scelte di persone alle quali sono legato, ma ho sempre pensato che quella sarebbe stata la mia destinazione ideale, la più naturale.”
Martedì scorso, Donadoni era in tribuna a San Siro e ha sofferto nel vedere il Milan di oggi.
“Fatico a riconoscere il Milan. Mi procura sofferenza, non c’è più quello stile e non penso soltanto al campo.”
Parma, una seconda casa che non lo ha richiamato
Uno dei momenti più belli della carriera da allenatore di Donadoni è stato al Parma. Nonostante una società in crisi, riuscì a portare la squadra in Europa League prima che il club fallisse. Per questo, quando recentemente si è liberata la panchina, ha sperato in una chiamata.
“Ho sperato che mi chiamassero. A Parma sono legato, lì ho battezzato mia figlia. Ci sarei tornato di corsa. Hanno scelto Chivu, non mi pare che abbia mai allenato in Serie A.”
Un’occasione sfumata che alimenta la sua visione critica del calcio italiano.
“Parlare di progetti e programmi in Italia è fuori luogo ormai. Oggi conta il risultato immediato. Se poi alleni Inter, Juve o Milan hai solo l’obbligo di vincere. Tuttavia, da noi, dove dominano le proprietà straniere, c’è qualcuno che prova a fare le cose giuste. L’Atalanta, ad esempio. La competenza oggi è il petrolio.”
L’ultimo ricordo di Berlusconi
Donadoni conserva un ricordo emozionante di Silvio Berlusconi, avvenuto pochi giorni prima della sua scomparsa.
“Sette giorni prima della sua morte chiamai il San Raffaele, mi rispose la segretaria, le chiesi di riferire che l’avevo cercato per un saluto. Il giorno dopo telefonò lui. La voce stanca: ‘Oh Roberto, mi fa piacere che ti ricordi del tuo presidente’. Un groppo in gola, ero a un passo dalle lacrime. Ancora oggi, se ci penso, mi vengono i brividi.”
Il futuro: un ritorno in panchina?
Nonostante gli anni di assenza, Donadoni non esclude un ritorno, magari anche all’estero.
“Certo, se il calcio non si ripresenterà, me ne farò una ragione. Ma vedo tanti colleghi che, tra mille peripezie, riescono a dare continuità al loro lavoro. Io non posso essere o mostrarmi diverso da quello che sono.”
E quando gli viene chiesto se il suo carattere possa aver inciso sulle scelte dei club, risponde con fermezza:
“Penso di essere sufficientemente intelligente e in grado di capire le esigenze di una società. E so accettare i buoni consigli.”
Donadoni rimane un tecnico di valore, con una carriera di tutto rispetto alle spalle. Il suo nome meriterebbe di essere nuovamente accostato a una panchina, in Italia o all’estero.
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