L’editoriale del lunedì, è dagli sterrati che tutto comincia. Torniamo a guarda i nostri ragazzi per permettergli di crescere
Sapete, in serate come quelle di Sabato dove sono costretta ad assistere ai soliti passeggiatori in campo, ai pasticci tra rimpalli, palloni volanti e voragini difensive sento il bisogno di volgere lo sguardo alle serie per così dire “minori”.
Dove ancora si trovano italiani in campo, dove il calcio nostrano non è costretto a “confrontarsi” con il football europeo e dove c’è più sport che spettacolarità.
Cosa succederebbe se il Grosseto dovesse incontrare il Liverpool?
Cosa succederebbe se la serie B o la serie C si trovasse di fronte le squadre di EFL?
Sarebbe la stessa cosa oppure ci troveremmo di fronte ad una differenza importante tra tipologie di calcio.
Siamo arrivati ad un punto tale che per ogni squadra di club serie A il 75% dei titolari in rosa sono di “importazione” ossia provenienti da club stranieri mentre gli atleti allevati con sacrificio in Italia sono rilegati in serie minori e il più delle volte condannati a rimanerci fino a fine carriera.
Una vita passata sognando da grandi senza però avere mai un occasione vera.
Perché?
Quanti calciatori Sabato pomeriggio durante la partita Cagliari-Milan avrebbero voluto scendere in campo nel vedere la superficialità di chi fisicamente c’era ma che con la testa non c’era? Con quel nodo alla gola e la fame negli occhi di chi vorrebbe un opportunità ma non ce l’ha.
chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha pane, é proprio vero.
Quando si è piccoli il sogno nasce negli sterrati dell’oratorio, poi la propedeutica e la scuola calcio ti insegnano a fare dei tuoi piedi un prolungamento del tuo cervello e dei tuoi sogni, crescendo dedichi la tua vita allo sport ma il più delle volte il sogno viene limitato dalla realtà.
Una realtà dura quella tricolore, che ti ricorda che il tuo gioco, quello che con amore e dedizione ti hanno insegnato purtroppo è obsoleto, vecchio e “tranquillo”.
Oggi in Europa si pressa alto, si gioca a viso scoperto e si é iper mega offensivi, si stressa col fuorigioco e si fanno interpretazioni da Oscar per i falli, oggi le punizioni si “guadagnano ad oc” anche se poi più nessuno le sa tirare, oggi in europa l’intensità é così alta che si richiedono i polmoni d’acciaio, il mediano é quasi démodé e il falso nueve non è quasi più di moda.
E tu, italiano, che sei cresciuto imparando a tirare punizioni da ogni angolatura, dove i cross fatti bene sono ordinarietà e conscio che non é spompandoti che vinci ma lavorando col gruppo e il centrocampo é la chiave del giro palla, beh tu italiano non troverai posto perché non c’è spettacolarità in tutto questo.
In Italia mancano davvero i difensore forti?
Esattamente cosa dobbiamo fare per “svecchiare” questo nostro calcio pur mantenendolo di alta qualità?
In fin dei conti la storia parla chiaro e l’Italia in quella storia é sempre stata presente.
Provo rabbia nel sentire le chiacchiere da bar su “come ancora non abbiamo dei validi attaccanti in nazionale” o sul fatto che “in Italia ci vorrebbero difensori come Saliba e Van Djik” come se non avessimo difensori che hanno voglia e fame.
Come se Gabbia o Calabria fossero trasparenti o non meritevoli di una chance azzurra, parole crude anche su EA FC25 dove i giocatori italiani “fanno pena” e li buttano nel gioco con un overall così basso che nessuno scende in campo con loro, ecco io al suono di queste parole perdo un battito al cuore, soffro e sto male.
Mi chiedo quanto sia vero che in Italia non nascono fenomeni e mi chiedo se abbiamo veramente bisogno di un Mbappe o di un Haaland nelle squadre italiane per giocare nei gironi UEFA ma soprattutto mi chiedo dove sono i nostri ragazzi, perché non vengono valorizzati.
In rossonero abbiamo un giovanissimo e timido Camarda di soli 16 anni, poi i restanti in prima squadra sono tutti di “importazione”, non ci voglio credere che nei campi sterrati delle serie minori non ci siano giovanotti di talento con fame di gloria sportiva.
Ecco, allora faccio qualche passo indietro, almeno io torno ad affacciarmi sul balcone di casa per vedere giocare la Pro Sesto nei campi sterrati della Rondinella, torno a guardare il Grosseto che quantomeno ci prova a salvarsi e a salvare il calcio nostrano.
Torno da chi non si chiude con la difesa a muro ma che senza vergogna e senza speranza é arrabbiato con i sogni di gioventù, da chi gioca con la rabbia degli invisibili il calcio all’italiana e da chi vorrebbe urlare “io ci sono, sono qui ma nessuno mi vede” mi rendo conto che tutto questo fa male, tanto male.
Po sento le urla dei bambini che corrono in quelli sterrati con ancora i loro sogni nella sfera, sento lo scrocchio del terreno ardito e consumato dal gioco, le grida degli allenatori che quasi come volontari cercano di trasmettere la passione che vive in quei campi, mi rendo conto che per ora non cambierà nulla, ci vorranno anni affinché il nostro sistema cambi metro di giudizio e dinamismo calcistico.
Passeranno gli anni e i campionati , forse i pulcini di oggi saranno i campioni di domani, coloro che a questo calcio moderno sapranno far fronte e sapranno far rispettare il calciatore ltaliano.
Per adesso voglio ancora godere di ciò che resta del passato e sentire il profumo d’erba appena tagliata sognando un altro 2006 perché é inutile negarlo: certe passioni portano ancora un colore addosso.

