Alessandro, meglio conosciuto come Billy, Costacurta ha espresso il proprio pensiero sulle vicende del Milan che riguardano la scelta del nuovo direttore sportivo. A questo poi ha aggiunto anche la sua opinione su chi potrebbe essere l’allenatore rossonero del futuro. Ecco le parole dell’ex difensore del Diavolo:
Costacurta, un passo indietro: a scegliere l’allenatore sarà il nuovo diesse. Tare, oggi in prima fila, è il profilo giusto?
«Giusto è, come prima cosa, inserire quel tipo di figura in società. Non solo come riferimento dell’area tecnica, o uomo mercato, ma per tutte le scelte strategiche del club. Credo che negli ultimi due anni un dirigente così sia mancato. E Tare ha già dimostrato di saper fare molto bene il suo lavoro».
Il Milan, per ammissione dell’ad Furlani, cerca una figura sportiva tradizionale ma che sappia lavorare in gruppo. Identikit corretto?
«Tutti i profili che vengono accostati alla società sono assolutamente adatti. Al di là di chi verrà scelto, l’aspetto importante è che ilMilan abbia deciso di fare le cose per bene, con persone che possano aiutare quel settore del club».
Da ex giocatore: avere a Milanello un diesse autorevole può essere di sostegno al gruppo?
«Per parlare alla squadra c’è già Ibra, che conosce perfettamente le dinamiche di gruppo. C’è bisogno di un riferimento dirigenziale più ampio. Lo stesso Maldini all’inizio ha commesso qualche errore, ma Paolo sa imparare con una velocità sorprendente. Altri in questi anni non lo hanno fatto. Tornando a Tare, è un conoscitore di calcio come pochi».
Sarebbe poi lui a dettare le linee guida del mercato: per lei, quali sono le priorità?
«Voglio prima dire che lo stesso mercato di gennaio dimostra il desiderio del Milan di volersi migliorare, c’è stato un impegno da parte di dirigenti e proprietà. I giocatori presi, al di là dell’attuale rendimento, lo confermano. Gimenez lo valuteremo meglio più avanti, ma allora era un’ottima scelta, Walker un giocatore che può servire a qualsiasi squadra d’Europa».
Dopo due tecnici stranieri, è ora di tornare a un italiano?
«Più che altro che conosca l’Italia, la Serie A, i giocatori. E che abbia esperienza. Sulla nazionalità non mi esprimo. Mi auguro di rivedere una buona base di italiani in campo, quello sì. Che tra questi ci sia l’allenatore è relativo: certo chi ha trascorso da noi molti anni si inserirebbe meglio, saprebbe che passione e soprattutto pressione sono diverse».
Allegri conosce perfettamente le dinamiche della Serie A e ancheMilanello…
«La squadra attuale sarebbe perfetta per lui. E Max è una garanzia se vuoi tornare subito nelle prime quattro. Allo stesso tempo ammetto di non essere esattamente innamorato di ciò che propone.Faccio il tifo per un allenatore “giochista”, che presenti una squadra che comandi nella metà campo avversaria: è ciò che i tifosi del Milan dovrebbero sempre avere, specialmente oggi che c’è da restituire entusiasmo. E poi il bel gioco è parte della storia del Milan: vorrei che finalmente tornasse dopo che negli ultimi anni si è visto molto poco».
L’Europa è ancora possibile?
«Non escludo nulla, troppe variabili: il problema del Milan sono stati i tanti alti e bassi ma se è in giornata, può vincere contro chiunque. E da lì arrivare in Europa, anche la più grande. Difficile per le tante squadre che ha davanti ma da non dare per persa. Quali altre formazioni sono capaci di battere il Real Madrid e l’Inter due volte? Pochissime».
Possibile anche una terza nel derby di ritorno?
«Parlo per esperienza: ho passato tanti turni di Champions anche pareggiando, non devi vincere o
perdere per forza. A un certo punto puoi anche attuare
una strategia per passare ai rigori. E se c’è una squadra che può farlo è proprio il Milan».
Anche se è un gruppo così lunatico?
«Troppo spesso non diamo ai giocatori le loro responsabilità, mettendo nel mirino l’allenatore. Conceiçao ha avuto soltanto da poco tempo l’intera settimana a disposizione per preparare la partita. Allora chiedo: se nelle prossime sei di campionato giocasse come a Udine arrivando in Europa e alzasse anche la Coppa Italia che fai, lo mandi via? Meno male che non sono un dirigente…».
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