Un Milan che non spaventa più
Lo dico con amarezza, da tifoso prima ancora che da giornalista: il Milan oggi non incute più timore. Non sul campo, e ancor meno fuori dal campo. La sensazione che provo – e che mi è stata confermata anche da chi vive dentro certi ambienti – è che ci siamo fatti mettere da parte, sottomettere da chi sa come muoversi nel sistema calcistico italiano.
È difficile da accettare, soprattutto se pensiamo a chi siamo stati e a chi dovremmo essere. Una squadra che per decenni è stata modello di forza, organizzazione, rispetto internazionale. Ora, invece, ci ritroviamo spesso a rincorrere, in silenzio.
Un’occasione persa: Paratici
Credo che sia stato un errore non prendere in considerazione seriamente l’idea di affidarsi a una figura come Fabio Paratici. Non entro nel merito di giudizi personali, ma parlo di visione. Paratici conosce come pochi le dinamiche interne del calcio italiano ed europeo. Ha relazioni, sa dove si decidono le cose che contano.
Non si tratta solo di scegliere un uomo di mercato: si tratta di dare al Milan quella capacità di rappresentanza, di peso, di presenza forte che oggi manca in troppe sedi. Per me, quella era una grande occasione. E l’abbiamo lasciata andare.
La fragilità della dirigenza
Non è una questione di singole colpe. Ma di percezione generale. Ogni volta che c’è da imporsi, da farsi sentire, da difendere il club, sembriamo un passo indietro rispetto agli altri. Sì, abbiamo fatto progressi in sostenibilità, in progettualità. Ma la forza, quella vera, si misura anche con la capacità di stare nei tavoli dove si decide il presente e il futuro del calcio.
E ogni volta che non lo facciamo, ogni volta che restiamo in silenzio, il messaggio che passa è chiaro: il Milan può essere messo da parte. E questo, per me, è inaccettabile.
Serve una scossa, ora
Non è un invito alla rivolta, sia chiaro. Ma alla consapevolezza. Alla responsabilità. Abbiamo una tifoseria che ha sempre dato tutto, che ha sostenuto anche nei momenti peggiori. Oggi quella gente chiede risposte. E merita di vedere un club presente, forte, coraggioso.
Contestate se necessario, fatevi sentire, ma sempre con dignità. Non per distruggere, ma per chiedere un Milan all’altezza della sua storia. Lo dobbiamo non solo ai successi passati, ma a chi ogni giorno indossa questi colori sperando in qualcosa di più.
Il Milan è parte di noi. Ma oggi soffriamo
Scrivo tutto questo con dolore, non con rabbia. Perché per me il Milan è passione, è casa, è famiglia. Ma oggi sento che qualcosa si è rotto. E finché non ritroveremo quella fierezza, quella forza d’identità, continueremo a essere percepiti come deboli. E questo fa male.
Molto male.
Sempre e comunque, Forza Milan.
— Paolo Basile
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