Amorim ammette i limiti del Milan dopo il pari con la Juventus: rosa incompleta, poche alternative offensive ma Cissé sorprende
C’è un aspetto, nella comunicazione di Ruben Amorim, che merita di essere sottolineato: l’onestà intellettuale. In un calcio sempre più abituato a dichiarazioni di circostanza, frasi costruite e risposte spesso condizionate dal risultato, l’allenatore del Milan ha scelto una strada diversa. Dopo il pareggio contro la Juventus, Amorim non ha cercato alibi né ha provato a mascherare la prestazione della sua squadra: il Milan, secondo il suo stesso allenatore, non avrebbe meritato di vincere.
Una considerazione semplice, ma tutt’altro che banale. Perché proprio da questa ammissione può partire un’analisi più profonda, che vada oltre l’1-1 dello Stadium e metta in evidenza alcuni problemi già emersi durante l’estate.
I dubbi sulla completezza della rosa e sulla qualità complessiva della squadra non erano infondati. A Torino, semplicemente, sono diventati evidenti. Il Milan ha mostrato di avere ancora diverse lacune, soprattutto quando la partita ha alzato ritmo e intensità.
Davanti a Gonçalo Ramos, il problema riguarda soprattutto le alternative sulla trequarti. Alphadjo Cissé merita un capitolo a parte, ma il fatto che oggi sia proprio lui a sembrare il giocatore in grado di offrire più soluzioni in quella zona deve inevitabilmente far riflettere. Christian Pulisic non è ancora realmente entrato nelle rotazioni e la sua condizione non sembra consentirgli, al momento, di essere considerato una risorsa pienamente utilizzabile.
Le altre opzioni, invece, hanno mostrato limiti differenti. Rabiot, Saelemaekers e Loftus-Cheek non sembrano ancora offrire ciò che Amorim chiede ai due giocatori alle spalle della punta. Il francese è apparso ancora lontano dalla migliore condizione e, quando i ritmi si sono alzati, ha pagato inevitabilmente dazio. Saelemaekers garantisce movimento e disponibilità, ma in quel ruolo servono anche personalità, iniziativa e soprattutto capacità di incidere negli ultimi metri. Loftus-Cheek, invece, ha alternato qualche lampo a una prestazione che, nel complesso, non si discosta troppo da quelle già viste in passato.
Per questo cresce la curiosità di vedere all’opera Hutchinson, mentre su Diego Moreira è inevitabile sospendere il giudizio. Contro la Juventus il portoghese è apparso decisamente sottotono, quasi irriconoscibile rispetto alle aspettative. Chukwueze, oggi, sembra offrire maggiori garanzie, mentre Moreira avrà evidentemente bisogno di tempo per assimilare i meccanismi e i principi del calcio di Amorim.
E poi c’è la difesa. Anche qui il campanello d’allarme resta acceso. La sensazione è che l’assenza di Gila possa pesare parecchio, perché alle sue spalle il Milan non sembra avere ancora una profondità sufficiente per affrontare una stagione lunga e impegnativa. Un altro centrale sarebbe servito e il nome di Gonçalo Inácio potrebbe tornare d’attualità a gennaio. Allo stesso modo, in mezzo al campo manca ancora un giocatore capace di aumentare la concorrenza e, soprattutto, di mettere realmente in discussione il posto di Musah.
Sono tutti elementi che non cancellano quanto di buono fatto dal Milan in questo inizio di stagione, ma che impediscono di ignorare una realtà: la rosa non è ancora completa.
In questo scenario, però, c’è una nota particolarmente positiva. Ed è rappresentata proprio da Alphadjo Cissé. Il gol segnato alla Juventus non è soltanto una prodezza individuale. È il manifesto delle qualità di un ragazzo che, soltanto pochi mesi fa, era stato accolto da alcuni giudizi decisamente severi all’interno dell’ambiente rossonero. Quando arrivò dal Catanzaro, non mancò chi lo considerava un profilo destinato esclusivamente al Milan Futuro, ridimensionandone fin da subito le prospettive.
A oggi, quella valutazione appare decisamente affrettata. Cissé ha mostrato personalità, qualità tecnica e la capacità di incidere anche in una partita di questo livello. Il gol dello Stadium è una giocata di grande valore, non soltanto per la conclusione in sé, ma per il modo in cui il giovane rossonero ha affrontato il momento e la responsabilità.
E c’è un dato che forse più di tutti fotografa il suo momento: oggi Amorim sembra avere più fiducia in Cissé che nelle altre alternative sulla trequarti. Non significa che il Milan abbia trovato improvvisamente la soluzione a tutti i suoi problemi. Significa, però, che in una rosa ancora alla ricerca del proprio equilibrio è emersa una risorsa che nessuno, fino a qualche mese fa, avrebbe probabilmente indicato come una delle più interessanti.
Ed è forse questa la lezione più importante dello Stadium: il Milan ha ancora diversi problemi da risolvere ma potrebbe aver scoperto un talento che non aveva ancora imparato a conoscere davvero.
La verità di Amorim: questo Milan non è ancora completo
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