Il Milan a Firenze allunga la serie positiva ma accende l’allarme, ora il mercato diventa necessario e urgente
Stanchi o sfortunati? Confusi o semplicemente incompleti? Fiorentina-Milan lascia in eredità più domande che risposte, e non potrebbe essere altrimenti dopo una partita che ha riassunto tutti i pregi e i limiti di questo Milan. Il risultato dice pareggio, la classifica sorride ancora, ma la prestazione accende una sirena che non può essere ignorata.
Partiamo dal dato nudo e crudo: il Milan non perde da agosto. Diciotto risultati utili consecutivi non sono un dettaglio, soprattutto per una squadra che l’anno scorso aveva chiuso all’ottavo posto. Il bicchiere, volendo, è mezzo pieno. Ma il contenuto non è limpido come dovrebbe. Perché Firenze ha mostrato un Milan scarico, discontinuo, incapace di gestire i momenti chiave della partita.
Il copione ormai è noto: un tempo buono, uno preoccupante. Contro Cagliari e Verona si era intravista una crescita nella gestione, contro Genoa e Fiorentina si è tornati alla roulette russa. Nel primo tempo i rossoneri avrebbero potuto chiuderla con largo anticipo, nel secondo hanno rischiato seriamente di perderla. E quando, per la seconda gara consecutiva, arriva il pareggio nel finale, la risposta emotiva è la stessa: confusione, frenesia, pericoli enormi concessi agli avversari. Stanciu a Marassi, Brescianini e Kean al Franchi: il Milan è rimasto in piedi più per Maignan e per la traversa che per reale controllo.
La gestione delle rotazioni apre un altro fronte. Sei cambi tutti insieme oggi, nessuna distribuzione in vista del Genoa: scelta che lascia perplessi, soprattutto alla luce di una condizione fisica che continua a non convincere. Il Milan è apparso poco reattivo sulle seconde palle, lento nelle letture, spesso slegato nelle posizioni preventive. Allegri ha chiesto ordine, soprattutto a Gabbia ma il messaggio non sempre è arrivato a destinazione.
Poi ci sono i singoli. Pulisic, simbolo del cinismo ritrovato nelle scorse settimane, è stato l’emblema della serata storta. Le occasioni se le costruisce, con intelligenza e con l’aiuto prezioso di Füllkrug, ma le scelte finali sono sbagliate. Non tanto il gesto tecnico, quanto il quando e il come. Crescono le prestazioni, crescono anche le aspettative: è il prezzo da pagare quando diventi riferimento offensivo.
Le note positive arrivano dalla panchina. Fofana e Nkunku entrano bene, con personalità. Il francese colpisce con una violenza mai vista prima, il centrocampista dimostra di essere molto più utile da rifinitore che da finalizzatore. Segnali importanti, soprattutto sul piano mentale, per due giocatori che avevano bisogno di ritrovarsi.
Meno bene le corsie. Estupiñán e Bartesaghi soffrono, entrambi sotto la sufficienza. Dodò, quando è in giornata, è un cliente scomodo per chiunque, ma l’errore sarebbe trasformare una prova negativa in un processo. Il gruppo è questo e va protetto, soprattutto dall’interno. Allegri dovrà essere bravo a compattare ulteriormente l’ambiente.
Il nodo centrocampo resta centrale. Ricci e Jashari non sono Modrić e Rabiot, e nessuno lo pretende, ma da loro è lecito aspettarsi più personalità e qualità. Troppo scolastico il primo, ancora timido il secondo. Loftus-Cheek, invece, continua a essere un rebus: la sua mollezza nei duelli ha spazientito anche la panchina.
Se l’intuizione sul centravanti ha dimostrato prontezza e capacità di anticipare il mercato, ora per il Milan è il momento di rallentare, analizzare e poi affondare con decisione. La partita di ieri ha confermato un aspetto chiaro: quando si abbassa il livello dei titolari, il rendimento collettivo ne risente. Per questo serviranno almeno un paio di innesti mirati, indipendentemente dalle eventuali uscite, per alzare qualità, fisicità ed esperienza della rosa.
La priorità resta rafforzare il reparto difensivo con un profilo solido e pronto, ma attenzione anche alle corsie, dove servono alternative affidabili e duttili. Il tempo per intervenire c’è e i segnali arrivati dal campo non vanno ignorati: se l’obiettivo è rimanere al vertice, il Milan dovrà necessariamente allungare e irrobustire la rosa.
Sul tavolo c’è anche una riflessione tattica. Il 3-5-2 garantisce equilibrio, ma in certe situazioni rischia di limitare il potenziale offensivo. Füllkrug ha mostrato di poter essere un eccellente punto d’appoggio: immaginarlo in un 4-3-3 o in un 4-2-3-1, con esterni di piede forte pronti al cross, non è un’eresia. Anzi, potrebbe essere una soluzione.
Bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno? Dipende da cosa farà il Milan nelle prossime settimane. Firenze non condanna, ma avverte. Le paure sono emerse, le differenze pure. Sta ai rossoneri decidere se riempire quel bicchiere o lasciarlo svuotare lentamente.
Milan a due facce: il punto di Firenze allunga la serie, ma accende la sirena. Ora serve il mercato!
LEGGI ANCHE Fiorentina-Milan 1-1: Analisi e Record Storici di Allegri

