Conti Milan- Andrea Conti ha ripercorso le tappe più significative ed estenuanti della sua carriera in un’intervista al Corriere della Sera. L’ex esterno rossonero ha riavvolto il nastro partendo dai primi exploit a Bergamo fino al doloroso calvario fisico che lo ha costretto ad appendere gli scarpini al chiodo a soli trent’anni.
Il lavoro speciale con Gasperini a Bergamo
“Il miglior allenatore mai avuto. Ricordo la preparazione estiva con lui: ci aveva massacrato. Oppure quando il giorno prima di un Inter-Atalanta ci aveva fatto fare forza in palestra. Eravamo increduli. In campo, però, volavi”.
La chiamata del Milan e il rifiuto al Chelsea
“Mi volevano i rossoneri e il Chelsea. Appena atterrato a Ibiza per le vacanze, la chiamata del mio procuratore: “Devi venire a Milano per le visite mediche”.
L’incubo dell’infortunio e l’operazione sbagliata
“Una mazzata. Ho capito subito che si trattasse di qualcosa di grave. Uno sconforto totale. Ero al primo anno al Milan, avevo appena conquistato la Nazionale. Le prime soddisfazioni dopo tanti sacrifici. E in quei momenti i pensieri sono infiniti. Quando e come sarei tornato, se la caviglia avesse causato l’infortunio, la responsabilità nei confronti di club e tifosi. Anche se il peggio doveva ancora arrivare. L’intervento non è andato bene. Come l’ho scoperto? Mesi dopo, quando mi sono rotto per la seconda volta il crociato”.
Lo spogliatoio dello Scudetto e il carisma di Ibrahimovic
“Si respirava un’atmosfera diversa. Il mister era stato bravo a creare un grande gruppo. La presenza di Maldini era fondamentale. E l’arrivo di Ibrahimovic qualche mese prima è stato decisivo. Con lui eri costretto ad alzare il livello. Mi è capitato di vedere ragazzi della Primavera piangere quando erano aggregati con la prima squadra per certi suoi comportamenti. Fuori dal campo, invece, cambiava: scherzoso e simpatico”.
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