Milan- Il giornalista Michael Cuomo ha commentato con grande lucidità e fermezza il brutto scivolone casalingo subito dal Milan contro il Ferencvaros in Europa League. Un’analisi che parte dal valore reale della formazione ungherese, troppo spesso sminuita dai media, per poi spalancare le porte sui limiti di mentalità di un organico rossonero che si dimostra grande soltanto con i suoi uomini migliori in campo.
Il rispetto per un avversario serio in Europa
Io ieri avevo detto che si sta parlando del Ferencvaros un po’ come il Bodo/Glimt, cioè ‘quegli ungheresi’, quando li chiami per la loro nazione, per la loro geografia, è come il Bodø/Glimt, i norvegesi salmonari, un po’ per sminuirli. Il Ferencvaros, invece, è una squadra seria, una squadra che ha vinto quattro partite su quattro, che non ha mai perso, che ha battuto il Celtic, che è un’altra squadra seria al Celtic Park.
La differenza tra i titolarissimi e le seconde linee
E allora la risposta dal mio punto di vista è facile. E cioè: il Milan è una squadra che con Maignan, Gila, Pavlovic, Rabiot, Modric, Pulisic Moreira e Goncalo Ramos, è una grande squadra. È una grande squadra. Quando deve togliere questi, diventa una squadra normale. E come approcciano le squadre normali? È un discorso di testa. Le squadre normali approcciano alla partita che gli sembra abbordabile con la sufficienza, alla partita che è la partita di cartello, la partita della vita, la partita da sogno, approcciano come il Ferencváros ha approcciato a Milano. Facciamo il confronto: è come se il Milan nel derby di sabato fosse il Ferencvaros e ha fatto quella prestazione. Oggi il Ferencvaros era il Ferencvaros e viene qui a fare la prestazione a San Siro contro il Milan.
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