Anche nello sciapo pareggio di ieri tra Milan e Juventus, Adrien Rabiot si è confermato come la luce sempre accesa del centrocampo rossonero.
Mentre i riflettori di San Siro cercavano disperatamente un guizzo dai soliti noti, a prendersi la scena nel grigio 0-0 tra Milan e Juventus è stato l’uomo che più di tutti conosceva i segreti della “Vecchia Signora”: Adrien Rabiot. In una partita bloccata, quasi scacchistica, il francese ha impartito una lezione di gestione e temperamento, confermandosi l’acquisto verosimilmente più azzeccato della stagione rossonera.
Adrien Rabiot: Manuale del centrocampista totale
Nonostante non sia finito a referto, l’impatto di Rabiot è stato totale. I numeri parlano di una precisione chirurgica (89% di passaggi riusciti), ma è la qualità di questi tocchi a pesare. Nel cuore di una gara inspida, Adrien è stato l’unico capace di collegare i reparti:
- Costruzione: 20 passaggi riusciti nella metà campo offensiva.
- Visione: È sua l’intuizione che libera Leão, portando poi alla traversa colpita da Saelemaekers, la più grande occasione del match.
- Pericolo costante: Sua anche la prima fiammata rossonera, un tiro dal limite che ha scaldato i guantoni del portiere Di Gregorio.
La sfida nella sfida: Il duello con Locatelli
Il momento chiave della serata non è stato un gol, ma la gestione dei nervi. Quando Manuel Locatelli ha provato ad alzare i giri del motore con interventi duri per intimidirlo, Rabiot non ha fatto una piega. Al contrario, ha risposto alzando il livello dell’intensità fisica, prendendo progressivamente il comando del cerchio di centrocampo e trasformando ogni contrasto in una dimostrazione di superiorità.
L’effetto Allegri: Da esubero a terzo marcatore
Era pronosticabile che proprio sotto la guida del tecnico che lo ha rigenerato a Torino, Rabiot stia vivendo la sua “seconda giovinezza” a Milano. Quella di ieri è stata la 25ª presenza di una stagione che lo vede attualmente come terzo miglior marcatore della squadra (6 gol e 4 assist), dietro solo agli “appannati” Pulisic e Leão.
Mentre il Milan fatica a trovare la via del gol con le punte, Rabiot garantisce quella solidità e quel dinamismo che tengono in piedi il 3-5-2 di Allegri. Il francese è diventato rapidamente il punto fermo, l’uomo d’ordine capace di sporcarsi le mani nel lavoro d’interdizione senza mai perdere l’eleganza palla al piede.
Se il Milan è riuscito a mantenere l’equilibrio nonostante la sterilità offensiva, gran parte del merito va a questo “lavoro sporco” d’autore. Adrien Rabiot è uscito dal campo contro il suo passato non con un gol, ma con la consapevolezza di essere diventato il vero motore del presente rossonero. In un Milan che fatica a brillare, il francese resta l’unica luce sempre accesa.
Milan, Il “Duca” domina il suo passato: Rabiot, l’ago della bilancia del centrocampo
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