Il Milan ha un problema ricorrente e ormai evidente, segna, ma poi smette di giocare. È una dinamica che si ripete da inizio stagione e che le ultime partite hanno confermato, Parma compresa. La squadra parte aggressiva, crea, colpisce. Poi, una volta trovato il vantaggio, cambia atteggiamento, si abbassa, concede campo e permette all’avversario di rientrare in partita. Il punto è sia tattico che mentale. Massimiliano Allegri imposta un Milan ordinato, solido, capace di difendersi con blocco medio e ripartire. Ma questo atteggiamento funziona solo se la squadra resta corta e aggressiva. Quando invece, dopo il gol, la squadra si schiaccia troppo nella propria metà campo, il Milan perde metri, coraggio e controllo del ritmo. L’avversario prende fiducia, aumenta il possesso e comincia a creare occasioni.

Il risultato? Vantaggi gettati via e punti lasciati per strada. La squadra ha qualità per dominare la partita, Modric per gestire i tempi, Leao e Saelemaekers per tenere alta la squadra, ricambi veloci sugli esterni. Eppure, nel momento in cui dovrebbe uccidere la partita, sceglie di gestirla, ma lo fa abbassandosi, rinunciando a pressare. Il Milan regala 20-30 metri di campo e, inevitabilmente, finisce in apnea. Non è una questione di modulo, è una questione di mentalità. Se il Milan vuole competere per lo scudetto, non può accontentarsi di segnare e aspettare. Deve continuare a fare la partita, a proporre calcio, a rimanere nella metà campo avversaria anche dopo il gol. Il messaggio è chiaro, non si vince difendendo un vantaggio, ma costruendone un altro. Speriamo che tecnico e squadra possano imparare dagli errori. Racimolare due soli punti tra Pisa, Parma e Cremonese é inammissibile. Serve uno switch immediato.

