Il Milan e Massimiliano Allegri si ritrovano dopo 11 anni: andiamo dentro con l’analisi del suo pensiero e del suo calcio
Dopo 11 anni dalla prima parentesi, il Milan e Massimiliano Allegri si ritrovano. Da quel Gennaio 2014 ad oggi tante cose sono cambiate, sia per quanto riguarda il club rossonero sia per quanto riguarda l’allenatore livornese. Max lo conosciamo tutti, siamo ormai abituati al suo calcio e sappiamo che probabilmente non sarà il Milan più divertente della storia.
Analisi del calcio di Massimiliano Allegri
Proviamo, come al solito, ad andare nel dettaglio dei numeri, analizzando dato per dato ogni fase di gioco dell’ultima Juve di Allegri (2023/2024).
Analizzeremo in ordine:
- Pressing
- Protezione area di rigore
- Fase Offensiva
- Calci Piazzati
Per quanto riguarda il Pressing, che è stato uno dei punti deboli del Milan di quest’anno, prenderemo in analisi il vecchio e caro PPDA (passaggi concessi prima di un’azione difensiva) e la % di passaggi avversari riusciti.

Una squadra che non cerca mai l’intensità senza palla e non va a prendere alto l’avversario sulla sua costruzione ma tende sempre ad attenderlo nella propria metà campo.
Un approccio sicuramente poco moderno e spettacolare, che inevitabilmente rende la partita un po’ più chiusa, ma che non per questo è meno efficace di un gegenpressing a tutto campo.
Questo ci permette di passare al secondo punto della nostra analisi: la protezione dell’area di rigore.

Nel 23/24, Il blocco basso Allegriano ha permesso ai suoi di essere la squadra meglio coperta della Seria A, il Pressing a bassa intensità viene compensato da una meravigliosa protezione della propria porta. Non solo per qualità delle occasioni concesse (calcolata come rapporto tra xG concessi e Tiri concessi), ma anche per percentuale di penetrazione degli avversari in Area di rigore (calcolata come il rapporto dei tocchi concessi in area di rigore rispetto a quelli nell’ultimo terzo). Praticamente un fortino invalicabile.
C’è un altro dato interessante: i dribbling subiti. La difesa di Allegri, infatti, è una difesa molto italiana, in cui la tattica di reparto è decisamente più importante dell’individualità e dell’1v1 (che si cerca di concedere il meno possibile, anche per via degli spazi ridotti generati dal blocco basso).

Il pallino nero indica la Juventus e conferma il fatto che i dribbling tentati dagli avversari sono pochissimi, quella di Max è la squadra meno dribblata della Serie A 23/24.
La fase offensiva
Passiamo all’altra faccia della medaglia, come costruisce una squadra che difende in questo modo?
La Fase Offensiva si può riassumere in una sola parola: rapida.

Poco dominio territoriale e ripartenze rapide. Raro, rarissimo vedere quella Juventus tenere il pallone nella metà campo avversaria con un possesso prolungato, molto più probabile vederla ripartire sfruttando le capacità atletiche dei suoi attaccanti nello spazio. Questo è un aspetto che si avvicina moltissimo all’ultimo Milan di Conceicao dopo il passaggio alla difesa a 3. Una squadra che cercava immediatamente la ripartenza grazie alle sue frecce offensive (e al lavoro di Jovic spalle alla porta).
Più nel dettaglio, nel grafico precedente, vediamo il numero di occasioni da tiro nate da interventi difensivi e la percentuale di tiri rispetto al numero di tocchi nell’ultimo terzo, più è bassa, meno gestisco il pallone in possesso nel terzo avversario, per intenderci.
Per chiudere, bonus track: calci piazzati.
I gol su piazzato sono stati un tema quest’anno, solo 6 quelli fatti dai Rossoneri, decimo in questa speciale classifica in Serie A. La Juve di Allegri ne fece 14 quell’anno, meglio di tutti e, udite udite, al pari del Milan di Pioli.

I centimetri, si sa, fanno la differenza in questo caso. Però questo è anche un po’ figlio delle eventuali richieste del tecnico livornese, abituato a lavorare con una squadra molto muscolare. Chissà che il mercato non possa accontentarlo…
In conclusione, quindi, quella Juve ha fatto del blocco basso e contropiede la sua forza, ciò le ha permesso di raggiungere il terzo posto in campionato e, ovviamente, la qualificazione in Champions.
In collaborazione con milananalytics
Milan, il ritorno di Massimiliano Allegri: analisi del suo calcio
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