In un’intervista al podcast Xbdvl, Ivan Gazidis parla del Milan: le sue parole su Paolo Maldini, Moncada e sulla sua avventura rossonera
Durante l’intervista rilasciata al podcast Xbdvl di Cannon Sports Media, Ivan Gazidis ha ripercorso la sua avventura rossonera (2018–2022). Si è soffermato in particolare su due figure chiave nella costruzione di quel progetto: Paolo Maldini e Geoffrey Moncada.
La scelta strategica di Moncada e le video-analisi
“Una delle prime decisioni che abbiamo preso è stata quella di assumere un capo scout di qualità e talento come Moncada, bravo a scoprire giovani promesse per ricostruire il Milan. Per fare bene devi anche saper analizzare i giocatori e le loro caratteristiche, non solo tecniche, e lo abbiamo fatto in ogni sessione di mercato.”
Il ruolo fondamentale di Paolo Maldini
“Poi, ovviamente, c’è il lato dirigenziale… e lì spicca la figura di Paolo Maldini. Mi aveva colpito la qualità del suo rapporto umano con i giocatori. Per quel progetto Paolo era importante, anzi fondamentale, perché portava presenza, carisma e credibilità. Era davvero incredibile il legame che aveva con i giocatori a Milanello: un esempio per tutti, non solo per i più giovani.”
Milan, impara dal passato: ecco le lezioni chiave per migliorare subito
La dirigenza attuale può imparare molto da quella passata: ecco 5 lezioni fondamentali
1. Ruoli chiari e comunicazione efficace
La dirigenza di allora aveva ruoli chiari e ben definiti: Gazidis come AD, Paolo Maldini come DG, Ricky Massara come DS e Moncada come capo scout. Una catena di comando netta e ben delineata che, nonostante alcune tensioni interne, ha permesso di ottenere ottimi risultati.
Nell’attuale dirigenza, invece, fino all’arrivo di Igli Tare, si è spesso percepita una confusione generale. Mancavano figure di riferimento chiare, sia per i giocatori sia per gli allenatori. Troppe teste, idee discordanti e scelte spesso contrastanti, evidenti soprattutto nella comunicazione.
2. Coerenza nel progetto, no a rivoluzioni continue
Con la dirigenza passata c’era una progettualità seria e una linea comune, a differenza delle ultime due stagioni di calciomercato, caratterizzate da continui capovolgimenti di fronte su obiettivi e scelte.
3. Giovani sì, ma con esperienza a supporto
La vittoria dello scudetto è arrivata anche grazie all’innesto di figure esperte e influenti nello spogliatoio, come Simon Kjær e Zlatan Ibrahimović.
Nelle ultime stagioni, invece, questa componente è stata sottovalutata: nelle due ultime sessioni di calciomercato sono stati acquistati principalmente giovani con poca esperienza, ad eccezione di Álvaro Morata e Kyle Walker, che però hanno avuto poco tempo per integrarsi pienamente nell’ambiente.
4. Costruire e mantenere l’identità Milan
Con Paolo Maldini in dirigenza, i tifosi si sentivano rappresentati e al sicuro: perchè erano nelle mani di un milanista vero, ma soprattutto di una figura che aveva a cuore solo il bene del Milan.
Con l’attuale dirigenza, che si è presentata come “i rivoluzionari del calcio”, buona parte della tifoseria percepisce invece un interesse primario nel generare profitto economico più che nei risultati sportivi.
5. Equilibrio
Serve equilibrio, sia nelle scelte che nelle dichiarazioni e sul mercato. Non è necessario cedere ogni anno un big per acquistare tanti giocatori al suo posto. Certo, in presenza di un’offerta davvero irrinunciabile si può valutare una cessione, ma non deve diventare una regola. È possibile continuare a rinforzare la rosa senza stravolgerla completamente.
Milan, Ivan Gazidis: “Paolo Maldini ecco in cosa era fondamentale e su Moncada dico che…”. Le parole
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