È durata troppo. Per chi vive il calcio con passione, una sosta così lunga finisce per diventare quasi un esercizio di pazienza. Ma non è soltanto una questione di tifosi. Anche per gli allenatori è una situazione tutt’altro che ideale: settimane di lavoro condizionate dalle convocazioni, giocatori che rientrano in momenti diversi, automatismi da ricostruire e un gruppo che soltanto adesso può tornare a lavorare con una certa continuità.
Il problema riguarda soprattutto le grandi squadre, quelle che mandano più uomini in Nazionale. Le altre, con pochi convocati o addirittura nessuno, hanno inevitabilmente potuto lavorare con maggiore continuità. Ecco perché il ritorno del campionato sarà interessante anche sotto questo aspetto. Il Milan dovrà ritrovare immediatamente ritmo e convinzione, perché il calendario non farà sconti e le prossime partite saranno tutt’altro che banali. Saranno settimane capaci di dire molto sul destino della stagione.
Una delle prime risposte arriverà dal sistema di gioco. Contro il Lecce e poi nell’amichevole con il Padova si è visto nuovamente il Milan con quattro difensori. Non è ancora possibile sapere se siamo davanti a una svolta definitiva oppure a un’opzione tattica da utilizzare quando servirà. Ma la questione è tutt’altro che secondaria. Da questa scelta dipenderanno equilibri, gerarchie e, inevitabilmente, anche le eventuali strategie per il mercato di gennaio.
Gonçalo Ramos tornerà dal Portogallo con qualcosa in più: gol, fiducia e consapevolezza. Non è poco per un attaccante che si porta addosso una pressione enorme. Essere indicato come uno dei possibili eredi di Cristiano Ronaldo significa convivere quotidianamente con aspettative fuori dal comune. Al Milan, però, non gli viene chiesto di raccogliere l’eredità di nessuno. Gli viene chiesto di essere il centravanti del Milan e di segnare.
Ed è esattamente questo che serve. Una squadra ambiziosa non può permettersi di dipendere soltanto dalla giocata occasionale. Ha bisogno di gol, continuità e di un attaccante capace di trasformare in numeri la qualità che possiede. Ramos deve diventare una certezza e il suo rendimento sotto porta sarà uno degli indicatori più importanti della crescita rossonera.
E poi c’è Cissé. Una delle sorprese più belle di questo inizio di stagione. L’ex Catanzaro ha impressionato per personalità, concretezza e capacità di incidere. Non sembra avere bisogno di molte occasioni per lasciare il segno e questa è una qualità che nel calcio moderno vale tantissimo.
Il Milan ha tra le mani un giocatore interessante e dovrà essere bravo a gestirne la crescita. Niente corse eccessive, niente paragoni ingombranti, niente pressione inutile. Il talento va accompagnato. Ma va anche valorizzato. E Cissé, per quello che ha mostrato finora, merita spazio e fiducia.
Pulisic, il Milan non ha mai pensato di lasciarlo partire
In estate si sono rincorse diverse voci sul futuro di Christian Pulisic. Sono stati fatti nomi, ipotizzati scenari e prospettate possibili destinazioni. Ma una cosa, secondo quanto emerso, è rimasta sempre chiara: il Milan non ha mai realmente aperto alla cessione dell’americano.
Il suo nome è stato accostato anche a New York City e Roma, ma la società non avrebbe mai avviato un vero discorso per la sua partenza. Pulisic è considerato un elemento centrale del progetto e anche Gerry Cardinale avrebbe sempre manifestato la volontà di puntare su di lui.
Ed è una scelta che ha perfettamente senso.
Perché se il Milan vuole tornare a essere davvero competitivo, non può continuare a ragionare soltanto in termini di bilancio, occasioni di mercato o possibili plusvalenze. Una squadra che vuole vincere deve anche conservare la propria qualità.
I giocatori di classe devono restare. Quelli capaci di inventare una giocata, di cambiare una partita, di assumersi una responsabilità nei momenti pesanti. Pulisic appartiene a questa categoria e il Milan deve costruire attorno a giocatori come lui, non pensare a come sostituirli.
Il punto, alla fine, è tutto qui. Se l’obiettivo è soltanto partecipare, allora si può discutere di tutto. Se invece l’ambizione è costruire un Milan vincente, allora la strada deve essere un’altra: trattenere i migliori, proteggere i talenti, aggiungere qualità e non rinunciare ai giocatori con più classe.
Perché le squadre vincenti non si costruiscono cedendo i giocatori più forti. Si costruiscono mettendoli nelle condizioni di vincere. E il Milan, se vuole tornare davvero grande, deve ripartire proprio da questa convinzione.
Milan, la sosta è “quasi” finita: ora servono risposte e identità
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