Il quotidiano sportivo Tuttosport ha intervistato Demetrio Albertini, grande ex rossonero, trattando vari temi riguardanti la sfida tra Milan e Juve del prossimo sabato e più in generale il mondo Milan. Ecco le parole dell’ex centrocampista:
“Milan-Juventus? Intanto sapete per chi faccio il tifo io. Bisogna affrontare questa sfida con la giusta interpretazione che fino a oggi non c’è sempre stata”.
Su Fonseca
“Se potrà diventare un top lo diranno i risultati. Se vincerà uno scudetto certamente sì (ride, ndr). Il lavoro dell’allenatore dipende dai risultati ottenuti nell’arco di una stagione. Se Fonseca lo troveremo nella lista dei migliori allenatori, vorrà dire che avrà vinto il campionato”.
Sulla gestione dei giocatori di Paulo Fonseca l’ha sorpresa?
“A me sembra molto lineare. A volte da fuori giudichiamo quello che vorremmo e non quello che è realmente. Gestire un gruppo di giocatori nel quotidiano non è semplice, infatti io non ho voluto fare l’allenatore (ride, ndr). Quello che sta mancando principalmente al Milan è la continuità, fa partite straordinarie e poi perde punti come è successo dopo il Real Madrid. Ma quando si cambia allenatore può succedere di non raggiungere subito i risultati sperati all’inizio”.

Sulla possibilità di lottare per lo Scudetto
“Secondo me, per quello che ha fatto vedere fino a oggi, no, ma il cammino è ancora lungo. Vedo altre squadre più solide e attrezzate per poter vincere lo scudetto. E lo dico da milanista… A questa squadra manca ancora tanto. Per me per vincere lo scudetto è fondamentale come vengono gestiti i momenti negativi. Un momento di flessione arriva per tutte le squadra e la differenza la fa come viene gestito quel momento…”.
Per vincere lo scudetto serve anche avere un Milan più “italiano”, come lo è l’Inter, come sta facendo anche la Juventus?
“A me il senso di appartenenza piace tanto. Una volta apparteneva più al settore giovanile, ora l’allargo all’italianità. E nel Milan secondo me manca un po’ questo”.
Sull’importanza della gara
“Può dare la consapevolezza di essere una grande squadra così com’è successo dopo il successo nel derby”.
Su Paulo Fonseca
“Non si giudica il lavoro di un allenatore da una vittoria o una sconfitta. Credo che oggettivamente manchino ancora troppo troppe partite per poterlo giudicare”.
Sul paragone tra paragonato Tijjani Reijnders a Frank Rijkaard
“Reijnders è un un buon giocatore che può diventare ancora più importante per il Milan. Sinceramente non me l’aspettavo, mi ha sorpreso positivamente. Ma il paragone con Rijkaard non regge con la storia di Franklin. È bravo, ma è un altro giocatore”.
Su Rafael Leao
“Io vedo un giocatore forte, ma un po’ discontinuo. Deve migliorare su questo, sulla continuità, ma ha grandi potenzialità. Il giocatore forte ha la pressione, non quelli non forti”.
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