Teo Teocoli racconta del suo amore per il Milan: tra maglie e giocatori delle diverse epoche
Lo showman Teo Teocoli è un milanista doc al punto da portare a teatro e in tv divertenti imitazioni di uomini che hanno scritto la storia del Milan.
Teo Teocoli, l’intervista sul Milan de La Gazzetta dello Sport
Teocoli ha un debole per alcune maglie rossonere, una tra queste è quella di Ricardo Kakà: “L’ultima che mi porto davvero dentro? La “22” di Ricky Kakà: che giocatore meraviglioso, con quei suoi tiri amezz’aria… Non mi ci faccia pensare che mi viene la malinconia. Ne avevamo pure uno che gli assomigliava di viso (De Ketelaere ndr), poi si sono accorti che era anche bravo e l’hanno venduto all’Atalanta”.
Kakà è storia di praticamente 15-20 anni fa…
“Gli ultimi tempi non sono stati felicissimi per noi tifosi rossoneri. Pensi che mi è successo per la prima volta in vita mia di dimenticare una sera che giocasse il Milan. Quando l’ho scoperto il giorno dopo, sono rimasto quattro ore seduto sulmarciapiede (ridendr).E poi me lo faccia dire, mi innervosisce vedere la squadra di oggi con divise gialle, viola, verdi, rosa…”.

Almeno le hanno risparmiato il nerazzurro
“Ci mancherebbe che quelli là ci copino pure le magliette (con voce di Peppino Prisco, l’avvocato dell’Inter, una delle sue gag più riuscite ndr). A parte gli scherzi, io sono affezionato alle strisce rossonere, come quelle della maglia storica che hanno presentato ieri. Bellissima. Al massimo tollero la bianca, che ci ha portato bene in tante finali. Ma capisco che ai giorni nostri contino i soldi, gli sponsor… È un po’ come la mia Milano: oggi costruiscono grattacieli su grattacieli, ma io resto affezionato alla Martesana e ai Navigli, dove il mio amico Jannacci amava sentire poeti e musicisti di strada. Solo le persone restano sempre uguali, anche se adesso si dice “vado all’happy hour ” mentre ai miei tempi “mi prendo la ciuca” (ride ndr)”.
C’è un campione italiano a cui è particolarmente affezionato?
“Ovviamente tantissimi. Rivera era Rivera, ma scelgo Pierino Prati, perché non aveva una classe eccelsa ma ci fece godere così tanto con i suoi gol… E poi non voleva lasciarci, lo obbligarono ad andare alla Roma. Ricordo ancora quel giorno, ero a Riccione con gli amici e ci rimanemmo tutti male”.
Il calcio fa anche soffrire
“E ci rende tutti scemi. Da giovani andavamo allo stadio con Guido Nicheli, il mitico “cumenda” e ci divertivamo a fare gli scherzi ad Abatantuono. Credo che Diego mi odi ancora adesso (ride ndr)“.
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