Milan, Tonali è tornato a parlare dopo la squalifica e il successo col New Castle: “Ho cambiato la mia vita in meglio, è una cosa bellissima”
Sandro Tonali ha rilasciato una toccante ed intima intervista ai microfoni di Sky Sport Insider. Intervistato da Peppe Di Stefano sulle spiagge di New Castle, l’ex rossonero ha raccontato della sua crescita personale dopo la squalifica. Una vera e propria rinascita avvenuta nella cittadina inglese, con la recente conquista della Carabao Cup, un trofeo che mancava da 70 anni.
Senti questa New Castle sempre più tua?
“Sì, è difficile dirlo: perché comunque quando un giocatore arriva da poco tempo e in un ambiente totalmente nuovo, ha bisogno di ambientarsi. Ma io e i miei compagni siamo stati bravi e fortunati perché dopo un percorso breve siamo riusciti a vincere. E qui è stato molto sentito.”
Ci racconti la finale di Londra? Ti ha impressionato questa marea bianconera, Wembley pieno di gente. Era forse inaspettato…
“È stato emozionante: eravamo lontani da Newcastle ma era come se fossimo stati in casa. Si vedeva tanto il bianconero, i tifosi erano molto caldi, ci ha fatto un certo effetto già da prima della partita. Mi aspettavo di vincere? Le finali, anche se hai contro una squadra molto più forte di te, sono sempre partite a parte. Lo speravamo, perché qui non è mai stato fatto questo grande passo, ma dopo 10’ dall’inizio eravamo molto fiduciosi di noi stessi. La gente era come in campo con noi: ci ha dato quella spinta che non ci ha mai fatto sentire la stanchezza.”
E’ un’impresa questa? Come lo scudetto in Italia?
“Io credo che tutti i trofei non possano essere paragonati: ogni trofeo ha un’importanza diversa dentro di sé. Penso che possa essere paragonato dalla gente di Newcastle a una Champions. E magari il prossimo, dopo questo, varrà leggermente meno. Ogni coppa ha un’importanza differente, anche a livello soggettivo.”
Per te?
“Per me è stato importante, ma non allo stesso livello dei tifosi del Newcastle che non vincevano da 70 anni. Io ho vinto 3 anni fa. Sia chiaro: questo successo resterà comunque per sempre. Per i giocatori ha un’importanza enorme, ma non come per quella dei tifosi.”

Ma avendo vissuto da protagonista, ha vissuto un valore particolare vista la stagione passata, quando sei rimasto a guardare?
“Quando sei fuori dal campo, qualsiasi vittoria ti fa felice. Ma quando sai che finalmente puoi rientrare, quindi rientri e vinci, vale anche di più. Sarei stato contento fosse arrivato l’anno scorso, ma sarebbe stato diverso. Questa cosa mi fa piacere: mi fa capire che ci ho messo lo zampino anche io.”
Quando hai capito di essere tornato davvero? Che era veramente tutto alle spalle?
“Non c’è stata una partita specifica, ma è stata come una scaletta. All’inizio mi sentivo benissimo, poi dopo la Nazionale sono rientrato a Newcastle e avevo finito lo sprint iniziale. Ho avuto un blocco di partite che abbiamo gestito molto bene con il mister: giocavo meno, al massimo 60’. Anche perché sono stato fermo per mesi e mi sono trovato in campo per 4 partite in 12 giorni: per me è stato molto difficile. Dalla partita fuori casa col Crystal Palace ho iniziato a giocare con continuità e per 90’. E lì ho capito di stare bene fisicamente, di non subire più il tempo passato fuori dal campo.”
Ma la tua crescita a che punto è? Hai ancora margini o pensi sia il momento migliore della tua carriera?
“Non so se è il migliore: ogni giocatore non conosce mai il proprio futuro. Spero e lavoro per avere ancora dei margini in futuro e non restare su questo livello: non è nella testa di un giocatore non migliorarsi e io voglio farlo ogni anno.”
E il matrimonio col Newcastle come prosegue?
“È bello, perché non conoscevo questo aspetto del calcio inglese. I tifosi il sabato e la domenica sono pazzi allo stadio. Sono come dei compagni di squadra: non giudicano mai, non criticano mai, sono sempre al nostro fianco. Era una cosa a cui non ero abituato e a cui in generale non siamo abituati. In un momento di difficoltà sappiamo che non c’è quella pressione extra che sottolinea gli errori, non c’è quel fiato sul collo. Siamo umani, sbagliamo: i tifosi sono sempre dalla nostra parte. È come se non interessasse loro della vittoria o della sconfitta, vogliono solo che i giocatori spingano. E lo facciamo anche in settimana. È tutto molto diverso rispetto al resto del calcio europeo, si vede anche fisicamente.”
Davvero i tifosi non ti hanno fatto pesare la squalifica? Ci sono stati momenti di sconforto per te o hai sempre pensato di farcela?
“Di recente ho parlato di questo, e ho dato una risposta che ho riascoltato ed è molto vera e sincera: i tifosi non mi hanno mai giudicato e non lo fanno in generale mai con nessuno, per nessun tipo di problema. Quando esci dal campo, è come se mettessero un punto. Della serie: ci si rivede alla prossima settimana. Nei primi due-tre mesi di squalifica ho avuto un momento in cui non vedevo mai l’obiettivo finale, cioè la partita del sabato: lì mi sono un po’ pesati i giorni. Sapevo di stare bene fisicamente, di stare molto meglio anche mentalmente, e mi chiedevo se mi facesse bene allenarmi tutti i giorni senza però poi giocare. Ma a poco a poco ne sono uscito.”
Il mondo del calcio ti è stato accanto in quel periodo? O ti aspettavi qualcosa di più da qualcuno?
“Sicuramente c’è chi non si è fatto sentire, ma non rimprovero nessuno: ognuno è libero di fare ciò che vuole, non avevo il telefono in mano per aspettare una chiamata da qualcuno in particolare. Ma ho sentito il mondo del calcio molto vicino, ho fatto i primi sei-sette mesi più isolato, mi arrivavano notizie dalla mia famiglia che mi confermavano di persone interessate a me. E questa cosa fa molto piacere: un come stai? fa la differenza.”
Si dice che sei un Sandro 2.0. E’ vero? Ti piace come concetto?
“Possiamo chiamarlo come si vuole, ma in campo va sempre la stessa persona, con un passato diverso dal presente. Sono sempre io che ho capito certe cose e ci ho lavorato. Se mi sento migliore? Ora mi sento libero, non ho più segreti o problemi con qualcuno: quando torno a casa dopo l’allenamento mi sento molto più alleggerito. La mia unica preoccupazione è sapere come stanno le persone a fianco a me. Ho cambiato la mia vita in meglio, ed è una cosa bellissima.”
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