Una perla che non basta, ma pesa
Riccardo Orsolini ci ha preso gusto. Lo ha fatto ancora, a San Siro, nel tempio rossonero, dove un anno fa aveva già lasciato il segno. Infatti così come riporta il Corriere dello Sport, stavolta non era inverno, ma primavera. E la sua firma è arrivata di nuovo, stavolta con una pennellata sul sinistro, il suo marchio di fabbrica. Ha puntato l’uomo, è rientrato, e ha messo il pallone dove Maignan non poteva arrivare: una rete da fuoriclasse, che ha aperto Milan-Bologna. Un gol che non è bastato per strappare punti, ma che ha mandato un messaggio chiaro al Diavolo: in finale, servirà fare i conti con Riccardo Cuor di Leone.
Numeri da record, cuore da veterano
Il gol segnato al Milan è il tredicesimo in Serie A, il quindicesimo stagionale contando anche la Coppa Italia. Con questa rete, Orsolini eguaglia il record personale di Arnautovic nel 2021-22, ed è ora a un solo passo dal primato italiano in maglia Bologna: quello di Alberto Gilardino nel 2012-13. Ma Orsolini non è un centravanti, e questo rende il suo rendimento ancora più straordinario.
Sette anni in rossoblù, 255 presenze, 71 gol. Un patrimonio tecnico, ma anche umano. Ha conosciuto cinque allenatori, ha affrontato alti e bassi, e oggi è diventato il simbolo di una squadra, di una città, di un progetto. A 28 anni, è nel pieno della maturità calcistica e sta vivendo la miglior stagione della sua carriera.
Verso la finale con l’Olimpico negli occhi
Contro il Milan, Italiano l’ha tolto dopo un’ora. Non per scelta tecnica, ma per protezione strategica: l’obiettivo è averlo fresco per Roma. Perché se c’è un uomo in grado di far sognare i 30.000 bolognesi attesi all’Olimpico, è proprio lui. Il suo piede sinistro è la speranza rossoblù. La Coppa manca da mezzo secolo. Per riscrivere la storia, servirà l’estro e la freddezza dell’Orso.
Conclusione
Orsolini non è più una promessa. È un punto fermo. Un trascinatore silenzioso, capace di fare gol da copertina con la naturalezza di chi ha trovato il proprio destino. A Roma, per la finale, sarà ancora una volta l’uomo chiave. Bologna ci crede. E l’Orso ruggisce.
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