Milan- Alfredo Pedullà si è espresso, sul suo canale YouTube, riguardo questa prima parte di stagione del Milan. Ecco le sue dichiarazioni:
“Mi sembra folle aspettare settembre per fare dei bilanci e per fare dei processi. Ho visto in giro dei processi per me assurdi, che non hanno senso: processi alla Juventus prima della vittoria contro l’Atalanta, teste di allenatori chieste, processi a qualcuno che non si è ancora inserito in casa Roma. Per esempio, su Rodrigo Mora ho letto dei giudizi catastrofici allucinanti che secondo me dovrebbero far provare un minimo di rossore a chi giudica un calciatore arrivato tre, quattro, cinque, sei settimane fa, ma che ancora non ha avuto la possibilità di integrarsi.
Ho letto delle catastrofi sul Milan. Attenzione, io ho criticato Amorim, ma l’ho criticato perché chiunque lo avrebbe fatto per la formazione messa in campo contro il Benfica. Avrebbe meritato da parte sua una considerazione diversa, una formazione diversa, un modo di agire diverso che poi lui ha corretto. Mi chiedevo, vi chiedevo e ci chiedevamo per quale motivo Rabiot dovesse entrare solo al 70º o per quale motivo avesse giocato con Terracciano; ma non al punto da chiedere le teste, solo per fare delle normali osservazioni su situazioni che non funzionavano.
Addirittura si è arrivati a mettere in discussione l’allenatore nel caso della Juventus, Spalletti, perché vi ricorderete che, prima di Juventus-Atalanta, c’era stato chi lo aveva messo in croce. Io mi permetto di dire soltanto in generale, ma vale per tutti, che mandar via un allenatore a settembre, ottobre o anche novembre non ha alcun senso. Per quanto riguarda le squadre che lottano per non retrocedere, secondo me, ha un altro significato”.
La riflessione di Alfredo Pedullà rappresenta un richiamo al buon senso e all’equilibrio in un panorama mediatico spesso dominato dalla fretta e dalla frenesia dei giudizi immediati. Se da un lato sollevare perplessità su scelte tattiche o di formazione resta un diritto di critica legittimo, dall’altro emettere sentenze definitive o invocare stravolgimenti a stagione appena iniziata rischia di essere profondamente ingiusto. Giocatori e allenatori hanno bisogno di tempo per integrarsi e dare forma al proprio lavoro, e giudicarli prematuramente non fa che alimentare un catastrofismo sterile che non giova a nessuna squadra.
LEGGI ANCHE: Milan, ora servono i gol di Ramos: la corsa non basta

