PULISIC – Christian Pulisic si racconta senza filtri. L’attaccante del Milan ha rilasciato una lunga intervista al Time in vista dei Mondiali 2026, che vedranno gli Stati Uniti ospitare la competizione insieme a Canada e Messico. Tra carriera, vita privata, Milan e sogni mondiali, il numero 11 rossonero ha ripercorso i momenti più importanti del suo percorso.
Pulisic ha innanzitutto parlato della sua scelta di vivere lontano dal centro di Milano:
“È così che riesco a rimanere concentrato”.
L’americano è poi tornato sulle emozioni vissute durante il Mondiale 2022:
“I miei occhi si sono illuminati. È questo che ti segna la storia”.
Sul proprio stile di gioco, il rossonero ha spiegato cosa lo rende davvero felice in campo:
“Andare verso la porta, creare azioni offensive, per me è questo il motivo per cui gioco. Ovviamente bisogna occuparsi anche di tutto il resto, difendere e correre, cose diverse. Va bene così. Ma ciò che mi dà gioia ed entusiasmo è creare occasioni da gol, segnare e finalizzare le azioni”.
Pulisic ha parlato anche del suo approccio quasi maniacale agli allenamenti:
“Ho un modo molto specifico di pensare alla performance e ho sempre voluto essere più vicino al campo di allenamento, perché quello è il mio lavoro, è quello che faccio ogni singolo giorno. Mi ha aiutato in molti modi. A volte mi ha anche reso infelice”.
Nel corso dell’intervista c’è stato spazio anche per la vita privata e per il rapporto con Alexa Melton:
“La vedo solo in modo estremamente positivo. Era molto divertente e mi ha supportato in ogni modo. Voleva spronarmi a godermi un po’ di più la vita, a fare cose con lei e a fare cose in generale. E le sono grato per questo”.
L’attaccante del Milan ha poi ricordato il difficile impatto con il calcio europeo ai tempi del Borussia Dortmund:
“Sembra fantastico essere un calciatore professionista, è tutto ciò che ho sempre desiderato, ma l’idea di farlo davvero mi terrorizzava. Ero davvero spaventato. È stato l’anno più difficile della mia vita”.
Pulisic ha raccontato anche il senso di isolamento vissuto negli Stati Uniti durante i primi anni in Germania:
“Cominci a pensare sempre di più: ‘Wow, questi ragazzi non vogliono davvero che io abbia successo’. Nessuno nella mia scuola parlava mai di calcio europeo. Era come dire: ‘Si avvicinano i Mondiali. Possiamo tifare per gli Stati Uniti’. Quindi per me, quello era tutto. Impari la pazienza, impari che il tuo momento arriverà. La vita va avanti”.
Sul successivo trasferimento al Chelsea, Pulisic ha difeso il proprio percorso:
“Quando la gente dice che non è stato un periodo di successo, la cosa mi incuriosisce, perché credo che sia così che va la carriera di tutti. Non è una carriera in continua ascesa”.
Ampio spazio anche all’avventura al Milan. Il Time ha ricordato come molti avessero interpretato il suo acquisto da parte di RedBird come una semplice operazione di marketing per aumentare le vendite negli Stati Uniti. Una teoria che Pulisic ha respinto immediatamente sul campo, segnando all’esordio in Serie A:
“Non ho pensato molto e non ho ascoltato istruzioni di alcun tipo. Ho pensato solo: ‘Sai cosa? Me la gioco’”.
L’esterno offensivo ha poi affrontato il tema dei pregiudizi nei confronti dei calciatori americani:
“Mi piace pensare di aver contribuito a questo cambiamento in molti modi”.
Infine, inevitabile il capitolo dedicato ai Mondiali 2026 e alle recenti critiche ricevute dopo la scelta di saltare la Gold Cup con la nazionale statunitense:
“Quel periodo è stato difficile per me, perché normalmente riesco a zittire tutti con il mio gioco. È quello che ho fatto per tutta la mia carriera”.
Pulisic ha aggiunto:
“Ero in offseason, quindi la gente parlava solo di me e non potevo semplicemente andare a segnare e farli tacere”.
Il numero 11 rossonero guarda però già alla Coppa del Mondo casalinga con grande fiducia:
“Alla fine, se andiamo ai Mondiali e facciamo una buona Coppa del Mondo, tutto verrà dimenticato. Tutti parleranno di quanto saremo bravi. È così che vanno le cose”.
E sulla pressione personale ha concluso con sicurezza:
“Ho intenzione di segnare. La cosa non mi preoccupa, amico”.
Pulisic ha infine svelato il sogno che porta con sé fin da bambino:
“I successi passati ai Mondiali mi rilassano sicuramente, in un certo senso. Ma poi arriveranno le prossime grandi partite e io sarò sempre lo stesso. Spero solo di essere un po’ meno sgradevole, se non altro. Ma posso sedermi a letto la sera e immaginarmi mentre sollevo il trofeo della Coppa del Mondo. Lo facevo da bambino. Non ho intenzione di smettere. Bisogna crederci. Perché no?”.

