Il Divin Codino: come Roberto Baggio è diventato immortale
In un calcio che oggi celebra la forza fisica e il cinismo tattico di Allegri, la Gazzetta dello Sport dedica un meraviglioso tributo a colui che ha trasformato il pallone in poesia pura: Roberto Baggio. Un racconto che attraversa il dolore, il genio e quel codino che ha fatto sognare intere generazioni, fino al triste epilogo di Pasadena.
Ecco i passaggi chiave della leggenda del “Divin Codino”:
🎨 ROBERTO BAGGIO: IL GENIO OLTRE IL DOLORE | Dalle lacrime di Pasadena alla pace del Buddismo
La storia di Baggio non è solo fatta di gol impossibili, ma di una lotta costante contro un corpo che sembrava tradirlo già a 18 anni.
🦵 Il calvario fisico e la rinascita
Pochi sanno che Baggio ha giocato quasi tutta la carriera “senza menischi”. Il primo grande shock arriva nel maggio 1985: firma per la Fiorentina e due giorni dopo il ginocchio destro esplode.
- La frase shock: Nel buio dell’ospedale, devastato dal dolore, disse alla madre: “Se mi vuoi bene ammazzami”.
- Il miracolo: La Fiorentina non recesse dal contratto e lui tornò, segnando quel gol leggendario in dribbling a San Siro contro il Milan di Sacchi che diede il via alla sua ascesa mondiale.
🇺🇸 Il Mondiale del 1994: Croce e Delizia
Pasadena resta la ferita aperta del calcio italiano. Baggio trascinò quasi da solo l’Italia in finale (gol a Nigeria, Spagna e Bulgaria), giocando l’ultimo atto contro il Brasile in condizioni fisiche precarie.
- La profezia: Il suo maestro buddhista, Daisaku Ikeda, gli aveva predetto: “Quel Mondiale lo perderai o lo vincerai all’ultimo secondo”. Il rigore alto nel cielo della California fu l’adempimento di quel destino crudele.
👔 Il rapporto complicato con i tecnici
Nonostante il talento immenso, Baggio ha spesso sofferto il dualismo con gli allenatori “di sistema”:
- Lippi e Sacchi: Rapporti logorati da screzi tattici e personalità forti.
- Mazzone, l’amore puro: A Brescia trovò l’allenatore che lo amò senza condizioni. Mazzone disse allo spogliatoio: “Lui può fare quello che vuole, e voi tutti zitti”.
- La delusione Trap: L’esclusione da Corea-Giappone 2002 resta il suo più grande rimpianto azzurro.
📋 L’Analisi della Redazione: Un 10 senza tempo
Baggio rappresenta l’essenza del numero 10 che oggi, nel calcio muscolare di Allegri o Conte, faticherebbe a trovare una collocazione tattica rigida, ma troverebbe sempre posto nel cuore dei tifosi. È stato l’unico italiano capace di vincere un Pallone d’Oro (1993) e restare un simbolo trasversale: amato dai fiorentini nonostante il passaggio alla Juve, rispettato a Milano su entrambe le sponde, divinizzato a Bologna e Brescia.
Il Divin Codino: come Roberto Baggio è diventato immortale
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