Samuele Ricci viene da una prestazione non brillante in Milan-Pisa. Tuttavia, fin troppe critiche ne oscurano il valore reale
Il Milan di Massimiliano Allegri si trova oggi a un bivio delicato. La possibilità di concentrarsi su una sola partita a settimana, complice l’assenza dalle competizioni europee, avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio, ma le ultime prestazioni hanno invece sollevato più di un dubbio. Il pareggio amaro contro il Pisa, arrivato solo al novantatresimo minuto con il risultato di 2-2, ha riacceso le critiche, soprattutto considerando il misero punto raccolto contro le neopromosse dopo la sconfitta con la Cremonese. Una situazione che ha portato i tifosi rossoneri a interrogarsi sulla reale solidità del progetto tecnico, puntando il dito sia contro l’allenatore che contro alcuni giocatori ritenuti non all’altezza della maglia del Diavolo.
Tra i più bersagliati Samuele Ricci. L’ex Torino è stato tacciato di scarsa qualità, ma qualcosa va analizzato nel profondo, prima di parlare.
Samuele Ricci bersagliato dopo Milan-Pisa? 99 le partite da mediano. Zero da mezzala
Allegri ha schierato Ricci al posto di Adrian Rabiot, ancora ai box per infortunio, ma il paragone tra i due appare ingeneroso. Ricci, infatti, è un giocatore dalle qualità indiscusse ma con caratteristiche differenti: più votato alla fase difensiva che a quella offensiva. I numeri lo confermano, con 99 presenze da mediano e appena 26in ruoli più avanzati e 4 da improvvisato trequartista. Pretendere da lui lo stesso contributo in zona gol di Rabiot significa, in sostanza, chiedergli qualcosa che esula dalle sue attitudini naturali al momento. Il ruolo naturale di Ricci è quello occupato da Modric. Chiedere ad Allegri di togliere il croato equivale ad harakiri senza precedenti.
La vera riflessione da fare, dunque, riguarda la gestione dei ruoli e delle aspettative. In un periodo di emergenze, un giocatore adattato in una posizione non sua ha bisogno di tempo, fiducia e di un contesto tattico che lo aiuti a esprimersi. Criticare Ricci per non essere Rabiot significa ignorare la complessità del gioco e la necessità di equilibrio tra le caratteristiche individuali e le esigenze di squadra. Il messaggio finale, per tifosi e addetti ai lavori, è chiaro: prima di giudicare, bisognerebbe comprendere. Anzi, come dice una famosa regola prima di parlare pensa. Solo così si può costruire un ambiente in grado di valorizzare ogni giocatore. Soprattutto, esser tifosi va bene, ma sempre con molta logica a posteriori.
Samuele Ricci bersagliato dopo Milan-Pisa? La regola delle tre P viene in aiuto
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